IL CANONE LO PAGO GIUSTO PER FARMI LE SEGHE

Neanche a me piace sta tivvù. Però non sono un evasore del servizio pubblico. Perché la televisione ce l’ho. E c’ho anche il tricolore che sventola dal balcone. Sempre. Anche quando l’Italia non vince i mondiali.
Una volta poi mi bussarono alla porta due ispettori Rai.
Ricordo: stavo leggendo in bagno. Ergo: avevo i calzoni abbassati.
Pensavo fosse Mara, la mia amante ultracinquantenne. Quella che fa le pulizie al signor Colangelo, il vedovo comunista della porta accanto. Me la trombo per sfregio, si capisce.
Comunque: feci presto a rialzarmi e, aiutato da un ascensore lento, trovai giusto il tempo di rinfrescarmi le pubiche idee, di spalancare la finestra e agitarla per far sparire maleodori antierotici.
Quando suonarono il campanello, tutto preso dalla libido, aprii di scatto senza guardare.
“Il canone lo pago” – dissi loro. E se ne andarono.
Io sono un buon cittadino. E infatti non sono d’accordo con Vittorio Feltri. Per me Travaglio deve rimanere. Solo, i primi sei minuti facciamogli fare uno spogliarello. E si risolve tutto. Fosse stato Giuliano Ferrara sarebbe stato tutto molto più difficile. E allora bisognava epurarlo.
Sei minuti di spogliarello. Sei. E saranno tutti contenti.
Poi io me ne torno in bagno con il mio nuovo libro “Capezzone Desnudo”.
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