LA MIA CICCIA NON E’ PER TUTTI PERO’ LA TROVI SULLA CASILINA

Nella mia zuppa di periferia c’è un mercatino rionale, un garage con divieto di sosta dipinto a spray, un centro commerciale incompiuto e un bus stracolmo di gente che torna da lavoro.
Un consueta entropia che mi accoglie quotidianamente tra le sue braccia ricordandomi quanto è difficile vivere senza matematica.
Idea filosoficamente condivisa è che la scienza del numero sia uno dei linguaggi universali che usa Dio per comunicare con noi, per farsi presenza. Ma è qui che adesso io vivo e di conseguenza mi sa che devo trovare un’alternativa, se voglio sentirmi meno solo su questo pianeta.
Ci provo sfogliando riviste patinatissime, ma non accade nulla. Anzi: osservare il sedere di mille ragazze per me, calcolare tra le pagine pubblicitarie coefficienti aerodinamici di seni e fianchi quasi tecnologici, mi allontana ancor di più dall’ipotesi che l’armonia celeste mi stia intorno.
E’ distante, lontana un iperuranio di ritocchi in Photoshop e di protesi in silicone. E allora sentenzio con piglio definitivo che la perfezione algebrica del reale non esiste. E forse nemmeno Dio.
Del resto, se il “tutto” non fosse davvero uno scontro casuale e caotico di particelle in moto perpetuo, come si spiegherebbe la pettinatura di Cristiano Malgioglio? Sarebbe mai possibile descriverla come il risultato aritmetico di una volontà superiore?
Non credo. E dunque adesso corro a tesserarmi al circolo atomistico di Torpignattara.
Cestinata facilmente la struttura numerica del mio universo, mi guardo allo specchio e trovo conferma: il mio corpo è illogico e poco imparentato con la proporzione aurea dell’arte scultorea greca.
Tiro l’addome prima e lo rilasso poi, guardando l’effetto che fa. Ed è qui che mi vengono in mente i cartelloni di un’azienda specializzata, rigorosamente romana, che ha recentemente bombardato di poster dimagranti tutto il territorio dell’Urbe. Grassoni ovunque, praticamente uno per kebabbaro.
Prima e dopo, in costume e in bermuda, uomini e donne senz’ago della bilancia, mostrano alla città pudori lipidici e vergogne cellulitiche in formato Gulliver. Ed io ne ricavo che se quelli non sono avatar, qualcuno qui ha sborsato un sacco di soldi. Clamorosa, quasi fantascientifica, mi pare infatti l’esposizione al pubblico ludibrio degli anonimi quanto numerosi testimonial della campagna pubblicitaria multisoggetto.
La mostra di seni cadenti e mongolfiere addominali in modalità comparativa, non era mai stata così indiscreta. La si è sempre trovata al massimo tra le pagine intimiste in rotocalchi scandalistici di bassa lega, nelle home page di imbarazzanti indirizzi web, in emittenze locali vecchie di naftalina. In un lato B della vita insomma, di certo non invisibile ma di sicuro nascosto ai più.
Ho perso 24 kg con meno di 35 euro al mese. Provare per credere? No, non importa.
Lo dico da subito: è fuori discussione ogni speculazione sul potenziale di credibilità del messaggio persuasorio. E ciò non significa che qualcuno mi scoverà domani intento a firmare cambiali per ridurmi il girovita. Solo che adesso è di gran lunga più interessante rendersi conto che per la prima volta, il linguaggio rozzo della televendita fatta in casa, del veggente che regala combinazioni vincenti di numeri al lotto, della chat erotica e dell’annuncio porno d’Autogrill ha rinunciato alla sua privacy, conquistando una nuova porzione di visibilità e uno spazio mediatico che prima gli era precluso. Quello della città senza censure e dello spazio aperto al pubblico. Ultimo step del visibile e insieme passo in avanti del mostrabile.
E invece no, perché dirigendomi verso il centro storico col mio tram preferito, mi rendo conto che assieme alla calca anche la cartellonistica in questione subisce una rarefazione decisiva. Fino all’estinzione totale.
Nessun centro dimagrante X né in piazza Navona, né tantomeno al Colosseo.
Ciò può voler significare una cosa sola. Che la città, superficie del vivere metropolitano, è pure un continente mediatico stratificato e classista.
E che dunque la ciccia, ancora una volta, non è per tutti.

Nel cartellone sopra, due uomini si somigliano in viso in maniera inquietante.

 

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