IO PREFERISCO MORGAN

Arrivo tardi all’appuntamento con i Bluvertigo. Li incontro per la prima volta alla Ricordi Media Store di via Ugo Bassi; in quel di Bologna, sette anni dopo la loro fondazione ufficiale. Pago 29,90 e acquisto “Pop tools” giusto perché recentemente infatuatomi, come ogni studente del D.a.m.s che si rispetti, delle zuppe interclassiste di Andy Warhol e della reinterpretazione italiana dell’arte pop di Mario Schifano.
Arrivo tardi all’appuntamento con i Bluvertigo, perché loro nel frattempo hanno già, artisticamente parlando, mogli, figli e divorzi imminenti. Pubblicata da un pezzo la cosiddetta trilogia chimica: quello che ho in mano, ma ancora non lo so, è infatti una sorta di testamento programmatico della band.
Io invece la prendo per una raccolta: accendo lo stereo e ascolto. Dopo un po’ mi rendo conto che le quattordici tracce somigliano un po’ agli appunti di cinematografia documentaria presi in prestito dalla mia collega Teresa: utilissimi per strappare un meritato ventotto all’esame del giorno dopo.
In poche parole, c’è dentro tutto quello che devo sapere della band: un concentrato di synth e chitarre che mi delinea perfettamente lo Zeitgeist di una formazione sino ad allora a me colpevolmente sconosciuta.
Forte del fatto mio, penso tra me e me: cari tutti, domani chiedetemi qualcosa sui Bluvertigo, che tutto so. E niente mi sfugge.
Il bignamino elettronico però goccia a goccia, comincia a farsi pure piacevole. E, dimenticata la fretta di imparare, inizio a gustarmi testi e suoni.
“Cavolo” – penso – “sembra di ascoltare Franco Battiato che canta in italiano”.
Nessuna “tropopausa-aristocelestiale” da un lato, nessun “sole-cuore-amore” dall’altro. Certo, non mancano le forzature semantiche, ma si sa, agli artisti tutto è concesso. Soprattutto se poi, su un soffritto di New Order, si salta in padella il sound dei Depeche Mode, dei Soft Cell, degli Ultravox e di Gary Numan sfumando il tutto con un tocco di Tangerine Dream.
A stima acquisita, ho bisogno di catalizzare le mie attenzioni affettive. Le scarico tutte, fisiologicamente, sul frontman della band: Morgan. Vero nome Marco Castoldi. Certo è che le sue mise, talvolta appariscenti come uno sciacallo catarifrangente sul tetto di una limousine rosa shock, mi lasciano lo spazio per qualche riserva. Per sicurezza, scrivo un articolo critico di smentita sul suo presunto valore artistico. Il tutto rigorosamente in word. Ma aspetto di incontrarlo alla Coop, prima di passare alle sentenze definitive.
Se sarà in blue Jeans allora saprò che è tutta finzione scenica e getterò il file nel primo cestino del secondo desktop disponibile.
E invece no. Alla Coop ci incontro Samuele Bersani.
Passano gli anni e i Bluvertigo non si fanno più vivi. Nel frattempo Morgan sposa l’elettroencefalogramma buono di Asia Argento e viene scaricato qualche anno dopo da quello cattivo; rifiuta di chiederle gli alimenti mediatici e si rimbocca le maniche di pizzo e organza decidendo di arare da solo i difficili campi dello showbiz.
Ci riesce bene come musicista fino al 2007, meglio da lì in poi come showman: approdato ad X Factor si cinge di vanagloria e comincia ad andare a cena con la Ventura prima e Facchinetti poi. Il prossimo passo è l’amicizia su facebook con Andreotti o l’acquisizione dell’impero austro-ungarico.
Io torno a pensare al mio file word. Lo cerco, non lo trovo e mi rimetto a scrivere.
La roba migliore che esce dai miei tasti è questa: “Sempre più macchietta di se stesso, il dandy neoliberista di quartiere, se la spassa in Rai col Karaoke, si fa chiamare sempre più spesso Sir Morgan e non la smette di conciarsi come lo zerbino sulla porta d’ingresso di casa Trump a Beverly Hills”.
Smentisco subito me stesso, perché a dirla tutta, bisogna ammettere che gli exploit Radical Kitsch del bohèmien Castoldi, sono meno frequenti. Ciò nondimeno: ad una maggior sobrietà estetica, inutile dirlo, non corrisponde un’egual raffinatezza fenomenologica.
E difatti il nostro, intervistato da Max alla vigilia del festival nazionalnazionale, la spara grossa volontariamente. Accordatosi così con la sua casa discografica, con i vertici di Raiuno, con i giornalisti della rivista che ospita le sue dichiarazioni, con la Clerici.
No, no, no fermi. Da complottista quale sono mi sto inventando tutto.
Non se la prenda a male caro Sir, neanche se adesso decido di darle del lei. E, nella peggiore delle ipotesi, comprenda questo sfogo e queste illazioni. Si metta, la prego, nei miei panni e pensi che parlo da uomo ferito.
Morgan dopo un cunnilingus con Asia Argento.

Morgan dopo un cunnilingus con Asia Argento.

 

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