VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE

Le emittenti nazionali tappavano i buchi di programmazione con format di secondo taglio, trasformandosi così ufficiosamente in reti locali. Queste ultime, a loro volta, mutavano pelle desquamandosi in strip bar a chiamata fissa. Un 144 che costava duemila lire al minuto.
C’erano donne, in quegli anni novanta, che oggi immagino madri di famiglia, inquiline della porta accanto, portatrici sane di bigodini e indossatrici in carriera di vestaglie casalinghe. Quanto tempo è passato e quanti ricordi ho lasciato su Italia7 Gold. Uno tra tutti: il cesellato movimento di bacino di una bionda senza reggiseno che ballava per me e per altri dodici sfigati con le note di Al Bano in sottofondo.
Un passaggio di nuvole veloci (si dice così no?) e mi sorprendo in avanzato stato di invecchiamento a fare zapping notturno. Non mi succedeva da un sacco di tempo: di avere un televisore ai piedi del letto.
Bastano pochi secondi per rendermi conto che in tutti questi anni nulla è cambiato: incontro su Super 3 un classico film d’epopea incartapecorito. In un bianco e nero rigoroso e irrimediabilmente sfocato dai malanni della pellicola originale.
Due pulsantate più in là Tele Tuscolo mi propone una pellicola in costume. Il doppiaggio è fuori sync, le tinte forti, quasi fluo. Sembra la video istallazione di un artista psichedelico venezuelano alla sagra della porchetta di Montefiascone.
Continuo a pigiare il tasto Program+.
Mi fermo di nuovo su Globo Tv, in replica un Gran Galà della Moda del 2001. Praticamente un documentario sulle tendenze e lo stile in voga nei primi e sopravvalutati anni del nuovo millennio.
Quattro minuti appena di programmazione Telepace contengono il 20% di televendita in meno, uno spot pietista stile ottopermille e quattromila anni di colonne bizantine e bassorilievi rinascimentali. E’ il radicalcattolico fattosi frequenza.
Giungo in Tele Centro Lazio in perfetto orario: scorrono in video gli ultimi fotogrammi di un’intervista e i primi, finalmente, di una video chat. Un’assolvenza fumosa e flou mi lascia in bocca un retrogusto artificiale di eros californiano anni ottanta. Sono deluso, perché mi aspettavo un live show in diretta da Velletri. Ma ecco che dalla regia, qualcuno mi accontenta.
Entra in azione una web cam pescata nel reparto saldi di Bruno Euronics che registra le lambade di una stentata diciottenne svestita di rosso. Illuminata, questa, in modalità obitorio da una lampada Grono di vetro Ikea: sua per 4,99 euro.
Compaiono dopo, in sovrimpressioni ululanti di lampeggio, tali iscrizioni in perfetto burocratese: “sbarbine sexy”, “anziane viziose”, “storie per godere”, “tacchi e piedi per te”, “eccitanti ciccione”. E si esaurisce la fantasia neoprimitiva degli autori.
Nel frattempo parte una musica da basso: è l’ultima fatica di Eros Ramazzotti. Da casa (mia) scatta una fiaccolata olimpica dedicata al fonico.
Otto/nove canali seriali di prodotti dimagranti e anticellulite ad ultrasuoni e compare TeleMarket. Il porto salvo per ogni regalo di nozze, una prospettiva di vita per le carte di credito dei nuovi ceti medi.
Quest’oggi, come sempre, un’offerta eccezionale: in bacheca una meravigliosa legumiera in Sheffield con manico a baionetta alla modica cifra di 1650 euro. Non mi interessano mica i rincari al singolo grammo di argenti e ottonerie. Mi sconvolgono di più le figure retoriche messe in scena dal conduttore, iperboli in cui vedo riflessa la mistica del possesso e il fanatismo per la roba del medio borghese in ascolto. Un culto dell’avere fine a se stesso, probabilmente finalizzato alla realizzazione di quel santuario domestico della proprietà che è il salotto.
Da un culto ad un altro: ormai stanco e assonnato, cambio canale verso l’insospettabile Teletevere e mi ritrovo davanti il pastore evangelico Benny Hinn. Santone freestyle naturalizzato americano.
Un personaggio che mi fa rabbrividire più di un Hannibal Lecter in reggicalze nel mio boudoir. Mi alzo dal letto a scatto, serro gli infissi, ripeto le mandate della mia porta blindata, spengo la tv e mi addormento. Una sensazione di nostalgica adolescenza svanisce sul mio cuscino. In sogno, incontro al bar il mio vecchio Sony Black Trinitron da 28 pollici, gli offro un caffè e gli dico che non è cambiato di una virgola.

Roberto e Daniela fanno di tutto per non eccitarmi.

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