PER UNA PEDAGOGIA DEL 2.0

Cinque caselle di posta e cinque diversi account tra social network e client di messaggistica istantanea. Un po’ come dire: “mi sento solo e ho bisogno di amici” mentre mi nascondo in una vorticosa socialità in fibra ottica che mi illude di essere nel giro giusto. Nel frattempo quindici tonnellate di spam al secondo invadono i miei appartamenti virtuali e allora comincio a pensare che sia giunto il momento anche qui di fare la differenziata per salvare il mio pianeta: dal tempo sprecato a pigiare tasti per dire a tutti che detesto gli emoticon a profusione.
Getto via tre indirizzi di chiocciola, accantono i log-in di Myspace e Twitter e lancio in un neurone sperduto e solitario la password del mio storico live Messenger. Lascio intatta la mia relazione con Skype, perché quest’ultimo fa più giacca e cravatta. Indiscutibilmente. Anche se poi magari passerò la notte ad imbrattare i muri della metropolitana firmandomi poco fantasiosamente trix88.
A strage fatta mi sento più minimal web e meno zozzo di prima. Una sensazione che non riesco ancora a spiegare attraverso la categoria dell’igiene intellettuale, sebbene estremamente cosciente che questa sia il suo ambito di competenza. Ma adesso che profumo di pulito 2.0, nessun Andy Fxxxxo potrà più scambiarmi erroneamente per una donna tempestandomi di richieste amorose da serial killer illetterato.
Dai, mettiti la ninigonna!
Scriveva così. E questo solo perché ero colpevole di non aver inserito nel mio profilo Messenger un’immagine atta a farmi riconoscere come caucasico esempio di virile eterosessualità.
Blocca questo contatto, segnala questo utente. Le applicazioni per toglierlo di mezzo abbondavano, ma non bastavano mica. Non cambiava nulla. Chissà attraverso quale simsalabim informatico, il mio Andy Fxxxxo ricompariva dall’oggi al domani nella mia rete, mentre io ragionavo sempre più sulla necessità di una scorta nella vita reale. Come Saviano.
Tutto ciò mi porta ora a ragionare e a concludere di primo acchito e sulla base della mia insufficiente esperienza vissuta al riguardo:
Ecco cos’ha Skype in più di Messenger, la qualità dei profili in rete. O meglio la loro maturità linguistica e sentimentale. Perché se è vero che tecnicamente molto simili per caratteristiche e opportunità, ciò che li connota in maniera diversa sono proprio i target di riferimento, iscritti nei due rispettivi progetti imprenditoriali di partenza. Azzardando un’equazione, si potrebbe tentare di dichiarare che Skype sta a Messenger come i corsi di Capoeira stanno a quelli di salsa. Non me ne vogliano i salseri, questa è ironia da stalking ricevuto. E che si abituino visto che ora devo rincarare la dose di qualunquismo:
Il prototipo d’utenza della messaggistica istantanea targata Microsoft è appena sopra il livello biologico dell’incisore rupestre d’autogrill. Nemmeno il maremoto di adolescenti in linea riesce ad alzare la media, per via di una ormai congenita tossicodipendenza da emoticon e tvumdb.
E con questo credo di aver fatto la frittata completa. Patate, peperoni, cipolla e tono reazionario.
Sarebbe forse il caso di aggiungere un pizzico di zenzero per renderla più digeribile e apparire ai miei occhi un cuoco più progressista. E allora ci provo.
Metto in chat Protagora di Abdera e Gorgia di Leontini, prima sull’uno poi sull’altro client di messaggistica istantanea, dopo avergli spiegato cos’è che è successo nel pianeta nel frattempo.
Una veloce osservazione del fenomeno che ho sotto gli occhi mi basta.
Se è vero che i due, a contatto con i nuovi media, non si lasciano lusingare dalle modalità di relazione intrinseche a questi nuovi strumenti, è altrettanto vero che qui c’è odore di Marshall McLuhan.
“Ogni tecnologia ci fagocita scaraventandoci in uno stato di narcisistico torpore, ma basta essere forniti di un certo numero di anticorpi intellettuali per evitare di essere dominati da essa. Per poterla guardare dall’esterno e farsi consapevoli della sua struttura”. Scriveva a grandi linee così in Understanding media.
E se così è, allora che sia Skype, Messenger o qualche altra diavoleria ancora da inventare poco importa.
Mi rimangio quello che ho detto, almeno in parte. Diciamo che assaggio una fetta della mia frittata di patate, cipolla, peperoni e tono reazionario. Poi però mi faccio un abbonamento di bicarbonato di sodio, perché l’ultimo ingrediente di solito non lo digerisco.

Il filosofo Protagora elogia il nuovo Messenger in chat con Ambra Angiolini

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