NEL BLU DIPINTO DI NERO

Mi si spalancarono le porte del trasporto aereo low cost ed ero poco più che un maggiorenne, poco meno che uno stupido avventore di movida quartierpopolare.
Quando scoprii che bastavano quaranta euro approssimative incluso tasse e supplementi per andare e tornare da Londra (mito geografico post-adolescenziale per eccellenza), mi eccitai più di quando una meravigliosa ripicca femminile mi permise di rientrare provvisoriamente nelle mire espansionistiche di Marilena. La più cliccata della classe, metaforicamente parlando.
Palermo Falcone – Londra Stansted. Misi in valigia: una macchina fotografica e due libri da sfoggiare in volo o nella classica giornata primaverile passata sulla spiaggia verso l’ora del tramonto. Così, per sgominare lo stereotipo. Inutile dirvi che li lessi davvero: far finta di leggere è di gran lunga più faticoso di leggere veramente.
Fu il mio primo viaggio pour homme. Ero partito da solo, senza debosciati compagni di goliardie né amori freschi da nutrire con provvisorie lune di miele. Perché era tanto più intrigante raccontarmi una passeggiata introversa sul lungomare di Brighton, piuttosto che la classica sbronza picaresca in uno strip bar di Soho o la cenetta romantica sulle rive di un evocativo Tamigi. La mia narrativa psicologica esigeva insomma il ritorno in una silenziosa camera d’albergo. I momenti in cui, guardando ondeggiare il fumo della mia sigaretta, mi sarei sentito l’unico abitante di un pianeta chiamato autostima.
A dieci e più anni di distanza il mondo è cambiato ancora una volta. Di lowcost.com è pieno zeppo il web e di cosmopoliti da strapazzo come me il vecchio continente ne ha piene le tasche.
Orde di occidentali si sono nel frattempo riversate negli aeroporti internazionali: solo per conquistare famelici un’altra capitale o provincia europea e ivi apporvi la propria bandierina di conquista territoriale.
Si continua a viaggiare a tal punto che tutto ciò ha perso l’originaria carica estetica, lasciando solo all’esotico e al transoceanico la possibilità di alfabetizzare romanticamente i veri uomini di mondo.
Nonostante tutto, l’opportunità di dormire in un letto diverso in una città che non ci conosce, continua ad essere un’esperienza più gradevole delle nostra lenzuola quotidiane.
I check-in online rimangono dunque intasati e il vulcano islandese Eyafjallajokull decide che è arrivato il momento di fare la voce grossa: per salvare il pianeta è necessario demolire un business che di eco ha solo il prezzo da pagare, visto il fioccare di scarichi inquinanti che i Boeing riversano continuamente nell’alto dei cieli.
E’ tutta coerenza ideologica: basti pensare che l’atollo islandese non ha mai smesso di essere, unico in Europa, politicamente refrattario alle tariffe aeree agevolate, agli spostamenti barbarici di inutili sognatori del fine settimana e al massivo sfruttamento turistico delle proprie meraviglie naturali.
L’Islanda se ne frega se questo è l’unico modo rimastoci per scaricare in maniera sana le nostre frustrazioni: chi quelle provocate da un virus che si chiama ufficio cronico, chi quelle dovute ad atrofia lavorativa a progetto. Se è vero che la pragmatica del low cost è diventata complementare alla conquista sindacale del week-end lungo e che alla luce ciò essa ci è, in definitiva, assolutamente necessaria, è altrettanto vero che l’Islanda si oppone. Senza riserve e sfoderando i suoi superpoteri naturali.
Peccato: avevo compilato con dovizia il solito modulo per acquistare un volo diretto a Cracovia ed ero passato pure dal giornalaio ad acquistare un paio di riviste erotiche da sfoggiare in volo. Così, per fugare ogni sospetto circa la possibilità di intraprendere un itinerario culturale nella città di Wojtyla.
E invece no: una doccia fredda di lapilli mi congelò in un fine settimana di clausura forzata in soggiorno, effetto collaterale delle frustrate speranze d’evasione che avevo riposto in quell’ordinario sogno di decollo. Il vulcano impronunciabile ancora se la ride e torna a mettermi un po’ di ansie a metà maggio. Perché io cittadino d’Europa ho già riprenotato per giugno lo stesso volo. Non foss’altro per dare un senso alle riviste erotiche acquistate per l’evenienza di cui sopra.
Vedremo come andrà a finire. Se vincerà la montagna ambientalista o il sottoscritto, prototipo del viaggiatore medio europeo perennemente insoddisfatto della propria vita.

Comoda rivista cattolica da sfoggiare in pellegrinaggio spirituale.

 

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