IO CHE NON GHIGO PIU’DI UN’ORA SENZA TE

O quasi. Perché, a dirla tutta, sono passati più di dieci anni dal bisticcio tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli. Il tutto per una figurina di Bettarini, l’unica mancante nelle rispettive Fiorentine dei loro album Panini 1999/2000.
Si scherza, ovviamente.
Certo è che adesso, a pace fatta, mi chiedo chi dei due sarà il nuovo leader. E mi rispondo con la diagnosi del male oscuro che la band si è sempre portata dietro: i leader continueranno ad essere due. In antitesi con la definizione di capo carismatico che dà wikipedia e, soprattutto, con ogni forma ed espressione del potere nella società occidentale.
Il grande capo è uno e uno solo. Il trino sta nel regno dei cieli, il duplo non è di questo emisfero.
Per questo l’aut aut. Per questo Piero contro Ghigo e viceversa.
Qui mi gioco un pancreas, ma sono certo che, fino a prossimo e definitivo scioglimento, ognuno dei due tornerà in trincea per far propria la famosa figurina di Bettarini. E completare l’album (quello delle figurine) per sembrare il più figo di tutti. Ed è per questo che, se i due ora si blandiscono in nome di vecchie amicizie e lontani sodalizi, Cocciante non c’entra nulla. Non è questione di feeling.
Troppo diverse le materie celestiali da cui ognuno di loro ha preso forma, per lasciare spazio a qualsivoglia sembianza di sintonia. Del resto, per rendersene conto, basta ritornare un po’ indietro e guardarli passeggiare da soli lungo il primo deca di questo nuovo millennio.
Pelù, affetto da sindrome filantropica acuta, comincia subito a bazzicare lo stesso pub italo-irlandese di Jovanotti e Bono Vox, ubriacandosi in allegra compagnia di impegno sociale in stile Live Aid.
Da ricordare, qualora ce ne fosse bisogno, la terrificante epopea antimilitarista “Il mio nome è mai più”: scritta, diretta, interpretata proprio col campione di sbronze etiche Lorenzo Cherubini e assieme pure al grande Liga, che c’entra sempre quando c’è da ipnotizzare un target di supergiovani.
La partecipazione a Sanremo l’anno successivo come promoter di Emergency completa il quadro della malattia recentemente contratta. Pelù torna a parlare di bombe dal parterre del più grande festival italiano e al pubblico a casa, spiega che le mine anti uomo non sono cosa buona.
Ed io che avevo sempre pensato di utilizzarle come bomboniere di nozze.
All’horror però non c’è mai fine. E difatti, nel 2002, ecco il duetto con Anggun nel brano “L’amore immaginario”. E’ il momento esteticamente più basso della sua carriera e probabilmente uno dei peggiori nella storia del pensiero razionale, e allora il pubblico pensa bene di premiarlo con un disco di platino.
Non so voi, ma io a volte preferisco le mine anti-uomo al fascino illegale dello showbiz.
Le apparizioni come stagista personale di Simona Ventura a “Quelli che il calcio…” rimangono il più bel ricordo del Pelù post Renzulli. Il che è tutto dire, fare, baciare, lettera, testamento del vecchio Piero. Quello che interpretava bene la mia adolescenza, regalandomi spirito critico e sonorità quasi gitane.
Renzulli, dal canto suo, prova a tenere in vita la vecchia formazione. Ma ha solo un sondino naso-gastrico a portata di mano: la sua chitarra tutta distorsioni e delay. Troppo poco per bucare il video, figuriamoci l’audio.
Non importa. L’incorruttibile Ghigo non vuole avere a che fare col grande pubblico, o meglio non è assolutamente disposto a snaturarsi per compiacerlo. Al contrario di Piero che pur di fare cassa accetterebbe collaborazioni con Franco Califano e Alvin dei Chipmunks per la festa della donna.
Ecco che, in un giro di Do, si è finalmente giunti alla vera diatriba che determinò il divorzio. Due personalità artistiche diametralmente opposte con la stessa volontà di potenza. Altro che figurina di Bettarini.
Mignolino mignoletto nonostante, permettetemi dunque di conservare il mio scetticismo. Quello che mi fa immaginare un litigio tra i due alla prossima riunione di condominio.
Nel frattempo però noi avremo già speso quaranta euro per vederli di nuovo su un palco insieme: un evento imperdibile quasi come una riapparizione di Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica o di Gianluca Vialli in campo con la Sampdoria. Perché Schumacher alla fine in F1 c’è tornato.

Un'immagine della rete si infiltra nel mio post fingendosi metafora del testo.

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