LO SHOW DEI PRIMATI

Non credo ci sia ancora gente che attenda con ansia il ritorno ciclico di un programma televisivo. Siamo così distratti ormai che pure la televisione in salotto fa l’offesa perché non si sente più al centro delle nostre attenzioni primordiali. Certo, lo sapevo pure io che finito il Grande Fratello sarebbe tornato “Lo show dei record”. O meglio: “dei primati”, come mi piace affettuosamente chiamarlo.
Cosa starò insinuando sotto mentite spoglie?
Su, dai, concedetemi una freddura dal sapore un po’ darwiniano, del resto non è mica colpa mia se il pubblico a casa io lo immagino dondolare tra il divano e Lcd aggrappato ad un vecchio copertone Firestone.
State pure tranquilli: non trattasi di specie in estinzione, perché di homo inconsapevolis ne abbiamo pieni i salotti e pure i centri commerciali.
Ora però torniamo a noi e alla trasmissione. Anche perché quest’anno ce n’è di novità.
Innanzitutto: Barbara D’Urso ha abbandonato il ring, senza appendere il decolletè al chiodo però. Si è giustificata dichiarando di essere troppo impegnata: a smaltarsi le unghie con naturale regolarità e a tirar le redini di Mattino e Pomeriggio 5. Soprattutto adesso che Brachino è in casa col pigiama di flanella per l’affaire Mesiano.
Al suo posto la disoccupata Perego è già pronta per la conduzione, dopo mesi di strenuo allenamento al record con il suo domestico. Un omaccione forte e vigoroso che ciononostante non è riuscito nell’impresa di sollevare il cattivo gusto della diva in fatto di arredamento.
Ma adesso usciamo pure da villa Perego e torniamo dentro la nostra meravigliosa scatola di voyeurismo.
Come cos’è? La tv, no?
Dai, voi rimanete fermi e in attesa dall’altra parte della barricata: il salto lo faccio io.
Un’ultima avvertenza però: sappiate per certo che se siete qui per ammirare inutili guinness, a breve vi verrà l’istinto di mangiare una banana Chiquita. Quella col bollino blu, sebbene qui ne servirebbe uno rosso per vietare il programma ai pargoli di Homo inconsapevolis che, loro malgrado, sono costretti a condividere orrore con la rispettiva progenie.
Qualcuno potrebbe obiettare che si è parlato abbastanza di questo format tv e che tutti i moralismi catodici sono già stati sviscerati fino in fondo. Non è che io la pensi diversamente: detesto i bla bla bla. E sentire cicalare critici senza fantasia di estetica da baraccone circense, di cinismo, di freak strumentalizzati e di pericoli emulativi, non mi è cosa gradita.
Come sempre la questione che sollevo non è angustamente morale. Quella è già in archivio, assodata dalla difettosa delicatezza con la quale inutili miliardarie al botulino mostrano agli occhi di tutti alcuni scherzi della natura. Sempre che tali si possano definire, perché anche qui, è questione di punti di vista.
Prendi un intelletto sofisticato come quello di Diane Arbus, fai un copia-incolla estraendo stralci di testo da una sua vecchia dichiarazione e imparerai qualcosa:
«Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks invece sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test nella vita. Sono degli aristocratici».
Per il resto: i mitomani affogati dai loro complessi di inferiorità che farciscono la trasmissione trascinando automobili con le papille gustative, m’importano anche meno. Sono solo il pretesto per mettere in scena un varietà che vuole esorcizzare la paura del diverso.
Ed ecco qui che si arriva al punto: il cucciolo di homo inconsapevolis, come farà a scalare la gradinata evolutiva se qualcuno gli dipinge come volgare show room di mostruosità ciò che la fotografa americana interpretava come nobile dilatazione della conoscenza?
Come volevasi dimostrare: qui non è in ballo la morale, ma la progressione culturale e ideologica della specie. Quella che, ancora oggi, spettacolarizza il difforme per vedere in controluce i riflessi rassicuranti della propria normalità. E che, alla luce di ciò, rimane indietro, barricata in un recinto epistemologico grossolano e primitivo.
Meglio dei cattivi culturalmente evoluti, che buoni dondolanti su un copertone. Anche perché i buoni non esistono. Come, del resto, i normali con il primato maiuscolo.

Un uomo mostra al pubblico i suoi pantaloni marroni.

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