STUDIO ARCHEOLOGIA E TROVO I FOSSILI DEL NEOPATRIARCATO

In pieno yuppismo, mentre il sottoscritto barattava ancora una figurina di Lothar Matthaus per l’intera formazione dell’Ascoli calcio, dilagava una fragranza balsamica per uomini veri che non devono chiedere mai. Un aroma culturale al gusto di periferia del mondo, visto che rappresentava una delle declinazioni in maccheronica salsa italiota, del nuovo modello di ascesa sociale americano.
Il Denim after shave non era però la colonna olfattiva del neomanager milanese. Quello passeggiava spavaldamente tra i Navigli in giacca e cravatta e con un’Audi 90 fresca di cera antigraffio.
Ad appropriarsi di un siffatto status symbol ci pensava invece l’immigrato del sud. Colui che si accontentava di imitare l’America sfoderando blue jeans al volante di una Peugeot 205 rossa. Talvolta decappottabile, ma solo nella migliore delle ipotesi.
Certo è che, al di là dei classici abbagli emulativi dell’uomo di quartiere di cui sopra, ciò che più conta qui è la sua capacità di interpretare quella nuova era manageriale, come la restaurazione di un patriarcato messo in discussione dalla rivoluzione sessuale degli anni sessanta/settanta.
Una spruzzata di dopobarba, giusto per dire al sesso debole: “qui comando ancora io”. Mentre nei piani alti del self-made, si comunicava lo stesso messaggio optando per una più appariscente berlina di grossa cilindrata. Era solo l’inizio di una riaffermazione sessista che avrebbe portato alla ribalta, vent’anni più tardi, la virilità estrema (più avanti vedremo in che senso) del tronismo De Filippiano.
Basta andare su youtube e dare un’occhiata allo spot in bassa definizione per rendersi subito conto dello squarcio avveniristico aperto dal dopobarba più puzzolente della storia occidentale.
Lo ricorderete facilmente tutti: un tenebroso sottofondo musicale accompagna un torso anonimo in blusa di jeans, una voce fuori campo spruzza narrativa maschia, delle mani di donna provano ad infilarsi sotto una camicia autoritariamente bloccate dal polso di chi (lo ripetiamo a scanso di equivoci) non deve chiedere mai.
Trenta secondi di reclame ed è presto detto. L’uomo comanda ancora: lo fa nonostante l’emancipazione di una donna che non ha più il timore di palesare le sue pulsioni sessuali e permettendosi pure il lusso di rifiutare un amplesso. Di scegliere quando, come e con chi condividere le prossime lenzuola di seta.
Ecco qui in tutto il suo splendore, dopo un attento scavo nel nostro passato culturale, i resti archeologici delle prime forme di tronismo.
Viviamo in una terra piena di storia, lo sanno tutti. E questa altro non è che l’ennesima dimostrazione.
Ma torniamo al punto e cerchiamo di mettere a fuoco le evoluzioni del processo.
Vent’anni dopo, mentre sfoglio la seconda metà del Corriere dello sport mi trovo innanzi l’immagine pubblicitaria di un uomo glabro e femmineo. Più giù quando si è fatto troppo tardi per ammirarlo ancora, un aggettivo e un sostantivo in apparente dissonanza, mi ravvivano l’interesse. E’ il claim dello spot che recita a caratteri cubitali “Si può essere forti senza perdere delicatezza”.
E’ la virilità estrema a cui avevo accennato sopra, che fa sue pose e ornamenti di femminea tradizione e che, nonostante questo, non rinuncia al dominio di genere. Al posto di comando, alla cabina di regia dell’attualità.
Il patriarcato neo diventa così iper: ha superato sé stesso agghindandosi di attributi femminili e rovesciando i ruoli archetipici della fiaba classica. Adesso nel castello non c’è più una principessa, ma un borgataro di Tor di Quinto fanatico del silk-èpil che se legge sul giornale i commenti alla partita della domenica, getta pure uno sguardo sul nuovo deodorante ermafrodito in commercio.
I dibattiti di “Domenica In” sulle pari opportunità e le opinioni del sessuologo di turno sulle indefinite e confuse identità sessuali del postmoderno possono andare a farsi benedire.
E’ ormai troppo tardi. Il neopatriarcato è già giunto al massimo del suo splendore e lo ha fatto mascherando il suo maschilismo con creme per il corpo, cerette e tinture per capelli.
E ora, solo ora, può permettersi con delicatezza di farsi pubblicità su un quotidiano nazionale al testosterone.

Un effemminato indossa una camicia mentre delle lettere gli coprono i capezzoli.

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