INVESTIRE NEL MATTONE

Tra un perizoma di Belén e un perizoma di Belèn, incontro un perizoma di Belèn e a seguire la vera storia di Padre Pio. Allora si, ne ho la certezza. Quella che sto sfogliando è una rivista di gossip.
Giro un’altra pagina con una sinapsi testarda e incontro le ricette sovrannaturali di un mendicante di fama. Un attore di fiction che mi illustra didascalico la preparazione degli inusuali spaghetti alla carbonara. Non si finisce mai di imparare cose già note da anni.
Torna Belèn, questa volta in filo interdentale da sera. Lecco l’indice per agevolare una nuova foliazione e me la lascio alle spalle. Una pagina catarifrangente mi illumina il volto con dei raggi di luce calda neanche fosse un tomo magico scoperto in qualche polverosa biblioteca da Harry Potter.
E’ una sorta di locanda pubblicitaria, un autopromozione tipografica in ciano-magenta lisergico con una satura dominante gialla. Rivaluto in un attimo i pomeriggi a tagliare cipolle in una mensa aziendale che non ho mai vissuto. Ma mentre gli occhi bruciano, il cuore palpita di amore a quattro zampe.
Si vola: con un carpiato culturale, da una Pia stigmate del santo di Pietralcina giungo in prossimità di un antipulci, senza per questo essermi smarrito tra i meandri di un pedigree di troppo.
Del resto il mio cane guida è una bestiola più che classica: l’archetipico Lassie. Modello canino per eccellenza, questo cane a forma di cane non mi confonde le idee. A me e alle studentesse della facoltà di Voghera, riattivando circuiti di collettiva e televisiva memoria.
Ma tutte queste son chiacchiere. Non vi ho ancora detto di cosa sto parlando.
Della copertina di un romanzo. Un’illustrazione dipinta dal sapiente mouse di un grafico a progetto. Lo si deduce facilmente dallo stile: il suo non è un contratto a tempo indeterminato.
L’immagine mi racconta tutto: i protagonisti, gli sviluppi narrativi della loro vicenda, il finale. Come mio padre quando guardiamo un film insieme, insomma.

Descrivo:

In primo piano i due antropoeroi. Un dodicenne con un riporto controvento e avviluppato in una sciarpa della Lega (che svolazza in evidente contrasto grafico con la palese immobilità dei rimanenti elementi della raffigurazione) e una fanciulla appena uscita da un congresso di matematici. Bella si, stanchissima e annoiata anche. Il nembo da Zeus adunato alle loro spalle dimostra che una minaccia divina incombe, ma le fessure di luce che lo scompattano rivelano che il sereno è a portata di mano.
Poi una casa nella prateria in eternit, sulla destra del leghista, romantica come una costruzione dell’Istituto Autonomo Case Popolari, fornisce ulteriori ragguagli sullo stile di vita dei due protagonisti. Lui ha una Punto Sporting del ‘96 e un peluche sul cruscotto, lei una collezione di gadget tarocchi di Hello Kitty e gli ultimi 40 numeri della rivista che sfogliavo qualche paragrafo fa.
Il ragazzo è proiettato con lo sguardo verso il futuro, la fanciulla poggia il capo sulle spalle di lui. Al di là dell’ironia di cui sopra, è possibile rintracciare qui evidenti rimandi a un certo tipo di iconografia religiosa. E’ una moderna Vergine con Cristo: una ragazza pura con un povero sfigato immersi in un sobborgo metropolitano, mentre fuori fa brutto tempo. Davanti a tutti un generico Lessie, se il resto è sfondo, fa figura. Sarà lui che farà finire bene tutto quel che finisce bene. E vivere tutti felici e contenti tutti quelli che vissero felici e contenti.
Inutile comprare il libro? Sappiamo già tutto? Assolutamente no. Perché il romanzo in realtà racconta tutta un’altra storia. E ve lo dice uno che, per rigore scientifico, si è preso la briga di andare in libreria e sfogliare stralci di testo qua e là. Oltre al peso specifico del volume, ricordo un abito Chanel, l’aeroporto JFK di New York, due sfilate di moda e degli orecchini presi da Tiffany. Segni inequivocabili di un ecosistema narrativo ben diverso da quello evocato in copertina. E allora corriamo a procurarci 468 nuove pagine di emozioni, al solo peso di un chilo e settecento grammi. E’ un acquisto sicuro: lo dice pure il Sole 24 ore di investire il più possibile nel mattone.

Lui non se la merita una fregna così. Vestito com'è altro che prima di copertina, dovrebbero condannarlo ad una colonoscopia pubblica.

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