STRANIERO, PARLA COME MANGI

Pure io nella mia misura sono un extracomunitario. Pure io. E pure io mi sento solo qui, e per questo mi accompagno ad un confortante zoccolo duro di gioventù isolana venuta a cercar sfortuna in questa città troppo grande. Un aggregato urbano a misura di Gulliver, non meglio vivibile di un’aspra isola deserta, ma che ci offriva sogni in varietà superiore rispetto ai luoghi manichei da dove eravamo venuti.
Ci siamo permessi di volare alto, con la Windjet e con la fantasia: chi voleva fare banale carriera nel mondo del cinema, chi avrebbe fondato una casa di moda, chi ancora avrebbe pubblicato il fumetto del decennio. Tutti ben integrati, socialmente e culturalmente, nelle nostre nuvolette rosa onirico aggrappate su uno sfondo blu, dipinto di blu. E invece eccoci qui a cena, a raccontarci quanto ognuno di noi ha sfondato come precario e a coccolarci con le sfumature regionali del nostro dialetto. Siamo insoddisfatti e autarchici, perché qui è difficile vivere in maniera differente.
-E l’ambizione delusa che vi fa parlare, non è la metropoli ad essere cattiva con voi- penserete adesso.
E invece no, perdonate l’assolutismo, non è così: se ci fossimo imbarcati in un low cost della speranza con la voglia di fare successo nel campo internazionale del barismo di quartiere o chessò del portierato di notte, sarebbe stato lo stesso. Non avremmo avuto comunque la voglia di farci nuovi amici.
Mi bastano giusto un paio di capoversi per dimostrarvi che il nostro cameratismo territoriale non è conseguenza di frustrazione personale, né tantomeno (non pensateci neanche) di un imprinting culturale. Consulto allora l’immigrato regale, quello serio, che sa meglio di noi cosa vuol dire cambiare vita. Lui che i confini li ha oltrepassati davvero e che, a differenza nostra, lo stacco col proprio territorio d’origine lo sta ancora digerendo. Manco fosse un forziere di peperoni a colazione.
Pure lui lo vedo starsene per i fatti suoi: con la sua gente e le sue spezie.
Che qualcuno dalle sue parti gli insegni a diffidare dalle imitazioni e a non accettare caramelle dagli sconosciuti può pure starci, ma è più certo che la struttura biologica della metropoli d’occidente non lo aiuta a farsi nuovi amici, di quelli veri, magari pure con un diverso colore della pelle.
Si generalizza sempre, beninteso, perché la teoria ignora le eccezioni. Ma che questo sia un dato di fatto, me lo confermano pure i nuovi cartelloni pubblicitari della Telecom Italia, personalizzati ad uso e consumo delle sette linguistiche residenti sul territorio.
Una signorina dai tratti etnici vagamente accondiscendenti con la razza che interpella, tiene in mano una Tim Card addobbandola con un sorriso generoso. Un grafico rumeno più in là, traduce in parole i concetti chiave dello spot. 9/cent al minuto e bla bla bla del tipo: straniero, vivi in un luogo multiculturale che ti prende in considerazione, la tua è una metropoli che non ti guarda torvo, che non ti emargina. Vedi? Ci sei pure tu in questo cartellone. Adesso sì che sei importante. E adesso puoi avere una scheda Tim, come il tuo Padrone di lavoro. Tutto questo, sia chiaro, solo nelle apparenze. Perché al contrario, il buonismo partintegrante verso il cittadino che viene da lontano, è semplicemente strumentale e subordinato alla ragion di libero mercato e, come tale, non può far altro che palesarsi come illusorio. Se è vero che la coesione passa in primo luogo da una lingua comune, viene da chiedersi come mai qualcuno qui sta cercando di rallentare il processo. Prendo in mano il dizionario dietrologico e vi dico:
il fremito propagandistico della compagnia telefonica nazionale è solo l’emblema di un’organizzazione a monte metropolitana e occidentale che settorializza etnie, divide caste sociali, produce fazioni culturali. Come allo stadio. Perché attenzione, la coesione potrebbe essere pericolosa.
Per cui straniero, se puoi illuditi di essere parte di un tutto e nel frattempo, parla come mangi.

Avrà una terza di reggiseno o una seconda abbondante?

Annunci
Contrassegnato da tag , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: