PIU’ TETTE PER TUTTI

Sara ha ventun anni e ha scelto di non lavorare in un centro commerciale. Vuole laurearsi per sognare una disoccupazione migliore. Si mantiene gli studi da sola, sguazzando da un pub all’altro come i clienti a cui serve da bere con lo stesso sorriso. Non appartiene alla città bene Sara, anzi è a quella che devolve i proventi del suo lavoro. Si capisce, ha noleggiato una stanza in un appartamento ove vige l’usanza di pagare un canone d’affitto sproporzionato allo spazio vitale.
Sara ha un seno piccolo e non si trova bene con i Nuvenia pocket. Per questo, compra al discount degli assorbenti che non sono famosi. E’ uno di quei prodotti che costa meno e che funziona meglio delle griffate opzioni.
Pesto fresco alla genovese e assorbenti: da sempre i due migliori affari che conclude con la grande distribuzione, senza aver bisogno di contrattare. Sara ha il seno piccolo e ha successo con gli uomini, ma non ha successo con se stessa quando si fa la doccia.
Sara è costretta a compare un libro di Umberto Eco per l’esame di Storia della televisione, e lo stesso giorno fa un salto dal giornalaio per pagare una rivista di gossip. E’ stata la mamma ad insegnarglielo.
Lo avevano detto i sondaggi che il libro è in caduta libera e il rotocalco strapopola nel suo paese di maccheroni al pomodoro.
Sara lo sa che Giorgia Palmas si è rifatta il seno qualche stagione fa, e mica per una reale necessità, ma giusto per valorizzare la collezione primavera/estate di Roberto Cavalli.
Sara quando è sola guarda quel mondo iniettandosi in vena serate di gala che le sono precluse, poi ripiega con le amiche sul commento dei lustrini e del lusso. E’ il suo modo inconscio per reagire alla frustrazione delle paillettes mancate.
E’ affetta da una comune forma di invidia, per questo scopiazza qua e là le infinite divinità in circolazione destreggiando il portafoglio tra le bancarelle del mercato. Poi, quando esce di casa, mette in mostra l’insalata delle sue emulazioni.
La mamma di Sara guarda un brutto programma in tv. Ognuno passa il tempo con quel che ha. Ha saputo da una pubblicità che c’è un concorso dove se vinci ti regalano due protesi al seno.
Le sa che qui c’è da scandalizzarsi, ed infatti dice a suo marito che di questo passo lei non sa dove andremo a finire.
Nel frattempo Sara ha inviato tre talloncini d’acquisto per partecipare ad un concorso che se lo sa sua mamma si arrabbierebbe, poi comincia a pregare S. Gennaro mentre ascolta l’ultimo album di Marylin Manson.
La mamma di Sara continua a ripetere che di questo passo lei non sa dove andremo a finire. Lo dice anche alle vicine di casa, che non l’avevano mai sentita dire una frase così e che questa volta non hanno i bigodini e non sono di Voghera.
Io incontro la mamma di Sara in metro e mi accorgo che è ancora offesa per questa cosa. La sento ripetere una volta di nuovo quello che già immaginate e mi verrebbe di afferrarle un braccio e dirle che non è mica come crede.
La avvertirei che il suo moralismo è arrivato in ritardo e che dovrebbe licenziarlo per questo. Poi, più calmo e disposto a far chiarezza, le spiegherei che sono anni che qualcuno prepara il terreno a questa fresca novità culturale del silicone per tutti e che lo ha fatto mascherando per enciclopedie di pettegolezzi dei manuali di scienze della formazione del gusto. Ci doveva pensare prima la mamma di Sara, prima del pizzicotto promozionale che le ha fatto perdere le staffe: se l’avesse fatto, magari chissà, non avrebbe insegnato alla figlia ad andare dal giornalaio e a spedire talloncini d’acquisto.
E invece sto me ne sto lì seduto senza dir nulla, ma solo per un motivo: perché in realtà so bene che il suo perbenismo è solo l’effetto collaterale di un amore ipocrita per la mediocrità.
Pure i copywriter lo sanno. Conoscono le mamme di Sara e prendono la cultura dalla parte del manico, dopo aver venduto la pubblicità, anima del commercio, a Mefistofele.

Sempre meglio che un corso di autostima. Il solo fatto di frequentarlo non può far altro che peggiorare la tua autostima.

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