CINISMO IN PRESTITO

Prendo in prestito il cinismo di un mio fidato collega di lavoro per esporlo al pubblico godimento. La battuta che leggerete sulla didascalia pertanto, solo apparentemente è mia. In realtà è una preziosa cattiveria di un certo Alessandro Di Mario.

Se la boutade vi garba, andate da lui a manifestare il vostro apprezzamento (accetta bancomat, carte di credito e pompini). Se invece non è di vostro gradimento, prendetevela pure con me. Accetto commenti offensivi, cacofonie, gavettoni di merda, servizi del Tg4 e componimenti poetici.

Praticamente il sogno di ogni studente che si realizza.

E adesso una piccola meditazione tutta mia, che al Di Mario di cui sopra nulla deve.

Sappiamo tutti che il lessico è il riflesso delle tradizioni culturali di un popolo.
I modi di dire o gli stilemi  scritti e orali che appartengono ad una determinata identità geografica cioè, da sempre sono l’espressione più diretta del pensiero collettivo sedimentatosi in una nazione.

E fin qui, nulla di nuovo.
Ora: rileggiamo il titolo del sovraesposto articolo di cronaca.

“Professoressa di religione muore in classe davanti agli studenti

Si noti l’espressione “davanti a”, utilizzata spontaneamente dal cronista per evidenziare il dato culturalmente più rilevante dell’accaduto (che poi è l’unico motivo per cui ha scritto il pezzo). E cioè che la povera Prof. sia (perdonate il plebeo gioco di parole) deceduta dal vivo, davanti ai suoi studenti. Prestiamo adesso attenzione ad un caso fondamentalmente analogo in cui si suole  utilizzare tale espressione.                                                                                                                                                                                                                                    “Porca troia. Ho scureggiato davanti a Chiara”.

Quel davanti a è qui chiaramente formula principe dell’imbarazzo. Testimonia la vergogna fisiologica determinata dall’involontaria rottura di un patto sociale.
Nella fattispecie, quello che ci vieta di scureggiare in presenza d’altri; in linea generale, quello che ci impone di nascondere il più possibile ciò che la nostra cultura di riferimento interpreta come tabù.

E allora, se tiriamo le somme convinti dell’assoluta analogia  tra questi due casi, non possiamo fare a meno di appurare che per la nostra tradizione italica scuregge e morte sono più o meno la stessa cosa: due facce dello stesso tabù, o due tabù della stessa faccia.

Ergo: Se vivete in Italia cercate di morire da soli, evitate di farlo davanti agli altri. Per cortesia.

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One thought on “CINISMO IN PRESTITO

  1. sdrammaturgo ha detto:

    Se pure quando parli di me dici “collega di lavoro” invece di “amico”, ti tolgo il saluto!

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