ERNESTO GUEVARA, BRACCIA RUBATE AL LIBERO MERCATO

La tossicodipendenza legale mi aveva portato nel rituale tabacchi dietro l’angolo, pronto ad assaporare un nuovo rincaro italiano. Il prezzo al singolo e stupido grammo di sigarette era aumentato di nuovo, ma quella non era l’unica novità della giornata. Per la prima volta infatti il mio tabaccaio, un omone con giustificate probabilità di frustrazione, era in perfetto stato di ottimismo. Sembrava quasi disposto a non farti credere che eri uno stronzo, solo perché eri venuto a trovarlo.                                                                                          
Chiesi garbatamente il mio classico pacco di Diana blu dure, le sigarette più buone di tutto il neoproletariato, nonché le meno costose. Un ottimo compromesso insomma tra un venturo tumore al polmone e l’attuale salute del mio portafoglio. Almeno fino a quel momento lì, perché quel simpatico paraculo del libero mercato, si sa, ha sempre nuovi e indispensabili talismani sociali da imporre al consumatore di turno. E infatti.                
Alla destra del mio omone frustrato in vena d’ottimismo, un espositore intermittente al neon lampeggiava per dimostrarmi com’è facile attirare la volgare attenzione di un essere umano, indurlo a cambiare idea in un batter d’occhio e portarlo a scegliere nuova marca di catrame da smaltire tra gli alveoli polmonari.                                                                          
Seguii i luccicanti bagliori giostrando fisiologicamente il mio sguardo verso l’innovativo prodotto in esposizione: un attimo dopo ero già piacevolmente sorpreso dall’ultima frontiera nel campo dello sfruttamento iconico.                                                                   
C’era Ernesto Guevara che dal suo consueto sfondo rosso guardava sempre lo stesso orizzonte di gloria, ma stavolta non per patrocinare la maglietta fetida di un comunista con le ascelle pezzate, né il graffito metropolitano di un writers con poca fantasia simbolica, né ancora la protesta di piazza dell’ homo sapiens studens contro il governo Berlusconi.                                                                                                                                           Il “Che” faceva sì ancora il suo mestiere di prode simbolo rivoluzionario, ma con gusto paradossale sponsorizzava adesso i tornaconti mercantili di un’ultracapitalista aziendona del tabacco.  In poche parole me lo ritrovai in anteprima, stampato fuori contesto come non mai, su un pacchetto di sigarette a lui omonime.                                                              
Un cortocircuito più intrigante di segni, una deriva più contraddittoria del libero mercato, io non l’avevo mai vista in circolazione. E la cosa mi risultò pure incantevole a tratti, mentre immaginavo ciò che in un mondo perspicace sarebbe accaduto, dopo aver smascherato la nevrastenica demagogia e la subdola retorica dei nostri agenti di vendita multinazionali: la gente avrebbe insegnato ad altra gente a diffidare dalle religioni e ad evitare come la peste ogni forma di mitizzazione iconica, il più grande avrebbe spiegato al più piccolo che il fanatismo è uno strumento di controllo ideologico per ovini incalliti e il più strenuo dei partigiani avrebbe appeso di conseguenza ogni sorta di Che Guevara al chiodo.
Una nuova era iconoclasta insomma, spalancata al respiro della storia.
E invece eccoci ancora sul pianeta terra, un posto terribilmente peggiore, zeppo di Cristi Guevara Tabagisti e di ovini incalliti che adorano per ovviare a deficienze proteiche di personalità.                                                                                                                                      
Un posto terribilmente peggiore ove qualcuno come loro pubblicizza droghe quotate in borsa sfruttando un’icona del comunismo e ove qualcun altro come me si concede il lusso di improvvisare geremiadi antiliberiste mentre le acquista.

 

Venderemos adelante o tumores o muerte
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One thought on “ERNESTO GUEVARA, BRACCIA RUBATE AL LIBERO MERCATO

  1. sdrammaturgo ha detto:

    C’è piaciuto, a me ed alla mia personalità.

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