AMA IL TUO AVATAR PIU’ DI TE STESSO

E’ vero: su facebook è stato scritto troppo. Non esiste capra dilettante o ippopotamo d’autore che abbia evitato l’argomento. Tutti lì a dire la loro stronzata con la presunzione di lasciare il segno e rivoluzionare la storia dell’arguzia.
A fronte di un tale profluvio di argomentazioni, paiono tuttavia poco soddisfacenti i risultati raggiunti dal popolo delle risposte per tutto. Ma la colpa non è mica loro.
Il problema sta a monte: non è facebook ad essere un argomento di conversazione sopravvalutato, né i simpatici usignoli del sapere ad essere di mediocre cinguettio. E’ la comunicazione umana, in toto, ad avere un repertorio limitato di protocolli.
E detto questo, finalmente posso unirmi al branco e tornare a macchiarmi la camicia di soggettività: ora che ogni opinionismo è stato scagionato a priori.
Comincio a pensare intensamente a facebook, giusto per avere qualcosa da dire.
Mi concentro massaggiandomi le ascelle e le tempie, contemporaneamente. Poi comincio a scrivere quanto segue:

La prima sensazione che avverto quando penso a FB è il fastidio. Non riesco proprio ad accettare il fatto che Mark Zuckerberg in questo momento stia manganellando un gregge di escort vestite da escort. Mentre pigio incostante sui tasti per dare a Bill Gates quel che è di Piero, non posso fare a meno di rimuginarci sopra e produrre ettolitri di bile artigianale.
Ma siamo qua per tagliare l’ennesima spigolatura ermeneutica in merito al social network più popolare della ionosfera, e non per desiderare le troie d’altri. E dunque, vado subito al sodo, all’assioma, al postulato.

Facebook è un videogioco.

E’ questa la dichiarazione del futuro che sottoscrivo con un timbro istituzionale taroccato, dal momento che non sono certamente il primo ad essere giunto su questa Luna.
Un azzardo ermeneutico solo apparente dunque, che mi impegno tuttavia a farcire con dimostrazioni ad uopo e tanta simpatia, nella speranza di apparire così meno stolto e truffaldino.
Vi guiderò pertanto nel suo favoloso mondo: step by step, istruzioni per l’uso alla mano e menù à la carte. Non sia mai vi venisse voglia di ordinare qualcosa al maitre, nel frattempo.

Passo 1: Iscriviti a facebook
Inserisci nome, cognome, data di nascita e se vuoi pure i tuoi film preferiti. E’ un modo estroverso per farti catalogare dalla Cia nel database della paranoia; l’equivalente di un battesimo cattolico, con il vantaggio che qui nessuno si prenderà il lusso di spruzzarti dell’acqua Rocchetta in testa. Per completare l’identità, inserisci l’immagine profilo che più rappresenta la tua difettosa personalità e il videogioco è fatto. Adesso hai un avatar.

Passo 2: Lasciati guidare dalle tue insicurezze
La tua vita è avvilente, e questo è chiaro. Se così non fosse, non ti saresti iscritto a facebook. Ecco perché nella gestione del profilo, come ogni player che si rispetti, non puoi prescindere dalle tue tonnellate di frustrazioni.
La prima cosa che sentirai di fare dunque, ancor prima di giocare, sarà quella di trovar qui la giusta compensazione alle inevitabili delusioni del desiderio cui sei soggetto quotidianamente.
Non opporre resistenza. Lasciati condurre da esse nel delineare la fisionomia del tuo avatar. Trasformalo pure nel riflesso incondizionato dei tuoi psicodrammi, nella cartina tornasole delle tue paranoie, nell’alter ego della tua inappagata soggettività. Senza sensi di colpa.
Non hai ricevuto un’eredità immobiliare e sei costretto a riverire mensilmente un contratto transitorio d’affitto con ottocento sproporzionati euro che estrai dal tuo conto BancoPosta?
Ti verrà spontaneo linkarti al sito di una nota agenzia immobiliare, cercare un esavani terrazzato in provincia di Marte, scaricare le foto sul tuo pc, uploadarle su facebook e accompagnarle alla dicitura: “La mia piccola casetta di villeggiatura”.

Passo 3: Imposta la tua strategia manageriale
Fai il tuo gioco e imposta le tue priorità videoludiche.
Nessuno ti obbliga a far nulla qui: pubblicare un video in cui tenti l’imitazione di Sandra Milo è possibile, come del resto uploadare un’immagine in cui appari muscoloso come Valerio Merola e oliato come un branzino. La tattica è libera, la scegli tu: puoi appesantire la tua solita maschera pirandelliana quanto vuoi o, se ti cale, plasmare la tua nuova identità ad immagine e somiglianza di un altro.
Facebook è un videogioco manageriale, te ne sarai accorto, e come tale, non può far altro che trasformarti nel Lapo Elkann del tuo profilo. Devi mettercela tutta per far salire i titoli in borsa. Non è cosa semplice, il mestiere di dirigente.
Cerca di innovare il marketing, e prendi esempio proprio da Lapo: lui si è scopato un trans per far quotare le azioni della Fiat, tu puoi conquistare le teenager condividendo una scureggia a caso dei Subsonica.

Passo 4: Scegli il tuo nemico/i provvisori
Su facebook i nemici sono tutti, ergo troppi. Per questo, non esiste una vittoria definitiva, ma tanti piccoli trionfi temporanei. Esperire passeggera gloria dunque, si può: basta selezionare uno o più nemici provvisori con cui gareggiare.
Oggi per esempio, puoi importi di covare rabbia per Davide Mangano, reo di essere il più popolare tra le butterate dei tuoi favolosi anni ottanta. Prendilo di mira: qui puoi ottenere il momentaneo riscatto.
Con una posa imbecille a caso, una bionda placcata in silicone che finge di slinguazzarti e una caipirinha in mano, avrai vinto. Attenzione però: la caipirinha funziona solo in abbinamento alla maiala slinguazzante. Tolta questa infatti, il tuo happy hour cambia segno: da simbolo di vitalità tropicale e dissoluzione modaiola, a sintomo inequivocabile di un alcolismo da videopoker che fa decisamente sfiga.
Non preoccuparti, non dovrebbe essere un problema convincere la zoccola a fingersi zoccola: basta dirle che pubblicherai sul tuo profilo le foto e che, soprattutto, la taggherai. In questo modo pure lei ne trarrà un vantaggio: a seconda della sua personale strategia manageriale, potrà infatti utilizzare la suddetta immagine per mostrare alle sue rivali a quanti uomini fa finta di darla o per far vedere ai suoi fan maschili quanto è disinibita.
Se per qualche motivazione oscura invece, il progetto dovesse sfumare, poco male: basta farsi prestare una giacca di velluto sdrucita, procurarsi un moleskine e lasciarsi immortalare da un amico in posa intellettuale.
Attenzione però, a non dimenticare di rimuovere dal vostro cocktail l’allegria tropicale delle sue canoniche decorazioni. Potrebbe vanificare l’effetto Bukowski che state cercando per ammaliare tappeti di frikkettone sedute sui tappeti.
Il marketing su facebook è in continua evoluzione!

Passo 5: Controlla il tuo nemico illimitato
Ad un certo punto della vostra esperienza su FB, non è escluso che sopraggiunga la noia, o una condizione tipica di spaesamento del conflitto. Non vi preoccupate più di tanto: è assolutamente normale il desiderio di dare un volto fisso all’antagonista, per dar un senso alla propria battaglia e giustificazione morale alla vostra epica.
L’analisi che fa Propp sulla struttura di ogni storia, è la perfetta testimonianza di questa necessità narrativa, propria dell’animo umano.
Insomma: non siete più pischelli, non volete avere più giocattoli ora di Luca ora di Manuela. Adesso vi basta averne uno in più di Roberto Sollevanti.
Un nemico non più temporaneo, ma specifico come il peso delle vostre paranoie, illimitato come la vostra Adsl, a tempo indeterminato come il suo contratto di lavoro. Che poi è ciò che nella fattispecie vi fa rosicare.
Siete cresciuti dunque: non più junior manager del vostro avatar, ma senior.
La gestione imprenditoriale, a questo punto, si professionalizza: Sergi Marchionne che non siete diventati altro, ora non basta competere nel noioso mercato globale, ma è necessario rivaleggiare con un distinto marchio e stratificare la vostra strategia.
I contenuti da pubblicare diventano di settore, si specializzano. L’osservazione del nemico si fa costante, quasi maniacale.
Oggi ad esempio, hai messo su le foto della vacanza aziendale a Formentera e una scansione in jpg del 740 di Giorgio Mastrota, che spacci per tuo. Ti senti al sicuro: Roberto Sollevanti è ancora fermo lì, al messaggio di status “Si parte per la Corsica” e all’ultimo video condiviso in cui regala calci in pancia ad uno stagista in sedia a rotelle.
Passa giusto qualche minuto e l’inguaribile Roberto, ultracarnivoro per vezzo, ti regala un amarissimo boccone: si è sposato con tre tue amiche vegane a Las Vegas, contemporaneamente. E te lo dimostra con tanto di prete vestito da Mucca assassina.
Non agire d’istinto, aspetta il momento giusto per la controffensiva. Hai tutto il tempo per elaborare un fotomontaggio che ti ritrae ad un’asta della Sotheby’s, gaudioso e trionfante per esserti appena aggiudicato Elton John che si è appena aggiudicato a sua volta un Pollock originale.
E così via, la ricerca della vittoria procede ad libitum: ora sei giunto in quell’ultimo step del manageriaggio corpo a corpo che sfrutta la tua innata predilezione per il desiderio infinito e irrealizzabile, oltre il quale l’ultima cosa da fare è chiederti se sei soddisfatto e risponderti di no.

Consigli per dilettanti:

1.Non metteterti contro nemici che non sono alla tua portata. Se suoni il basso con “Le vibrazioni” è inutile fare a gara con Frank Zappa.

2.Non esagerare con i fake: se vivi a Bressanone risulta difficile ai più credere che sei proprio tu quell’ospite a bordo piscina nella villa di Hugh Hepfner.

3.Non pubblicare come messaggi di status, stralci di una poesia di Eugenio Montale: se il sublime chiama lascia rispondere ai versi di Luciano Ligabue. Fanno più effetto.

4.Non utilizzare facebook per masturbarti con le foto della zinnona di turno. Per quello esistono i siti porno.

5. Accedi al tuo account preferibilmente durante gli orari di lavoro: il tuo impegno virtuale cresce in modo direttamente proporzionale alla frustrazione quotidiana.

6.Non rubare

7.Onora il padre e la madre

8. Ama il tuo avatar più di te stesso.

 

Nella foto sopra, una donna che ha visto l'uccello di Mark Zuckerberg.

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One thought on “AMA IL TUO AVATAR PIU’ DI TE STESSO

  1. paolo ha detto:

    sei un grande uomo.

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