PRENDI L’ARTE E BUTTALA NEL CESSO

Intanto aprite per bene (cliccandoci su) le immagini che ho allegato al post, poi leggetele con nausea ed attenzione. Che qui sotto ho qualcosa da dirvi.


Alla luce di tutto quello che avete appena letto, non posso starmene ancora lì su Repubblica.it a vedere le migliori immagini porno di Kate Moss. Ho il dovere morale di fare qualcosa di nobile e di reagire al giornalismo e all’artistismo contemporaneo di cui sopra. Tornerò più tardi a desiderare una relazione complicata con una modella cocainomane e senza tette.

Intanto prendo un verbo servile e ne coniugo il condizionale.
Vorrei, vorrei.

Vorrei, vorrei condannare il primo redattore per stupro di dizionario e diagnosticare al secondo (magari è lo stesso) una lessicosi purulenta in fase terminale. Nulla di personale, è solo che nel tempo libero mi diletto a vedere gli altri soffrire.
Vorrei, vorrei altresì ripristinare un certo rispetto nei confronti della fotografia, così maltrattata dai giornalisti di cui sopra e dalla fotografa di cui sotto. Nulla di personale, è solo che sogno spesso di venire in faccia ad una Leica M9. Una cosa che faccio solo se c’è amore.
Ma forse, al di là dei condizionali, è meglio scrivere un pretesto narrativo per esprimere le mie opinioni in merito. Spero solo che la fotografa e i giornalisti non se la prendano a male.
Nulla di personale, è solo che la mia opinione vale sicuramente più della loro.

PRETESTO NARRATIVO PER ESPRIMERE OPINIONI

Libreria Feltrinelli qualunque.
Un cliente specifico che chiameremo per scomodità Celestino è in cerca di un romanzo scritto da un autore con un cognome qualsiasi che finisce con –ovsky. Passeggiando tra le commesse del negozio, tutte irrimediabilmente in divisa da fregna, s’imbatte in una vernissage affollata da uomini con la barba incolta e donne con la barba incolta. Per pura invidia dello stereotipo.
E’ una mostra di fotografia in bianco e nero. Una di quelle cose che ti fa rivalutare gente come gli organizzatori di corse clandestine di cavalli.
Curioso per mancanza di alternative, il nostro decide di sorbirsela nonostante l’esistenza di ventenni che ti mostrano gratis le tette in webcam ad ogni ora del giorno e della notte. Del resto se si chiama Celestino un motivo ci sarà.
Entra dunque in sala e passa in rassegna le immagini con un certo stile sociale. Si ferma, appoggia una mano pensierosa sul mento, finge di guardare, poi guarda davvero e subito dopo comincia a provare nostalgia per i tempi in cui fingeva di guardare.
Si fa l’ora delle congratulazioni. Le 18.13, è risaputo.
Celestino si precipita dalla fotografa e la riempie di complimenti, apprezzamenti, lodi, lusinghe, cerimonie, convenevoli, rallegramenti, felicitazioni, omaggi, ossequi, onori, incensamenti, panegirici, preghiere, inni, invocazioni, blandizie, adulazioni, moine. Le vaporizza insomma in faccia due interi caricatori di Vetril Parola Buona Per Tutti. Non spreca nemmeno una goccia di sinonimi nel tentativo vano di entrare nelle sue grazie rimpolpandole l’autostima.
Nel frattempo in un’altra parte del mondo, che sia un caso o no, aumenta la mia di autostima.
Mentre sto in un garage a falsificare i numeri di telaio ad una Polo rubata, Celestino non è lì a farmi i complimenti e io mi sento un uomo migliore.
Continuo a delinquere con orgoglio e un pizzico di saccenteria: so perfettamente che a breve qualcuno alla Feltrinelli inciamperà maldestramente sulla parola “sperimentale”. Un aggettivo che mai le persone intelligenti dovrebbero usare in presenza di persone come loro.
Detto, fatto. Come avevo previsto con poteri televisivi, succede il misfatto e comincia la classica rissa a colpi di Kierkgaard.
Fortuna che il mio rifugio antiartista continua a proteggermi, perché la fotografa, stuzzicata nel suo punto G spirituale, parte con un vesuvio di parole tutta intenta a dimostrare scientificamente che non è possibile dimostrare scientificamente qualcosa.
Celestino non capisce che questa è una battuta e controbatte con un video su Youtube in cui un imprecisato filosofo di Tubinga sfida a poker un Hello Kitty di Hello Kitty.
La fotografa s’infervora e tuona: prende una frase dal terzo neurone del quarto stereotipo a sinistra e gliela invia con un pitone viaggiatore. Suona più o meno così.
“Tu non capisci. Studio da anni una fotografia di ricerca, molto sperimentale. Il mio lavoro è una contaminazione tra la visual art, lo street reportage e la cistite”.
Poi aggiunge a voce:
“Sono poi una profonda esploratrice dell’immaginario, ma non capisco assolutamente un cazzo della realtà”.
Le iniziali puntate di un giornalista, ferme davanti al buffet, prendono appunti per la recensione da scrivere. Poi tornano alle tartine al salmone di caviale con mascarpone di ostrica.
Celestino si accorge che si è fatta l’ora di tornare a casa. Le 18.14, è risaputo.
Se ne va un po’ contrariato, ma ancora convinto del fatto che pure oggi basta avere il Parkinson e scattare foto in bianco e nero per essere un artista.

ps. Qualcuno avrà notato che ho preferito glissare sull’ imperterrito femminismo della prima recensione. L’ho fatto per scelta.

Un discorso a parte invece merita l’eterotopia chiamata in causa nella seconda recensione. Non sto lì a spiegarvi che significa perché non vi servirà a trovare lavoro e nemmeno a perderlo. Però ho da raccontarvi una storia che sembra avere a che fare con la misteriosa e affascinante parola di cui sopra.

Mentre ero alla ricerca di uno sgabuzzino di seconda mano tra le pagine web di Portaportese.it, mi imbatto qualche giorno addietro nel seguente annuncio con foto:

“Vendesi eterotopia della visione colore nero, perfette condizioni, ideale per soggettività femminili, tagliando appena fatto, pasticche nuove. Telefonare ore oniriche”.

Che sarà una pura coincidenza? O c’è qualcuno qui che si diverte alla grande?





 

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3 thoughts on “PRENDI L’ARTE E BUTTALA NEL CESSO

  1. rosario romeo ha detto:

    FORMIDABILE!!!!! PAPY

  2. sdrammaturgo ha detto:

    In effetti papy ha ragione: entra nella hit parade dei tuoi scritti più riusciti. Se dunque la qualità del pezzo ti fa guadagnare tre fiche ed il papy te ne fa perdere tre, si resta sul punto zero della fica, che è comunque meglio dei numeri negativi della fica, che equivale ad una fica che mostra interesse per te ma poi ti dà buca e scopa con un filosofo del corpo, professione di cui ho scoperto l’esistenza grazie all’articolo in questione ed alla quale rispondo con l’istituzione del personal trainer del pensiero.

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