DONNA, TIENI LE MANI BEN IN VISTA

Se per qualche ignobile reato commesso a mia insaputa la Corte Suprema mi condannasse a una cena con Barbara D’Urso, sono pressoché convinto che mi troverei in un batter di seno a rispondere all’ingiusta domanda: “Qual è la prima cosa che guardi in una donna?”.
Giusto per venir sfiziosamente meno alla volontà di verità che mi contrassegna nonché a maggior ragione per umiliare il decolletè lampeggiante della nota conduttrice televisiva, risponderei: “la profondità del suo sguardo”.
Una menzogna dunque, per di più aggravata dalla retorica: roba inusuale per un uomo ignobile come me che mai si accoda a simili galanterie poetiche.
Mica mi chiamo Roberto Piacione Saviano, io.
E difatti a onor del vero, la prima cosa del gentil sesso a cui presto attenzione si chiama sedere e si occupa da più di vent’anni di pubblicizzare eventi erotici nella mia mente.
Banale, non c’è che dire.
Una predilezione visiva noiosa da ascoltare e facile da dedurre, forse perché troppo diffusa nel mediocre genere che rappresento. Quello maschile.
Ma in fondo è quello che penso. O meglio, è quello che penserei in un mondo ideale: un mondo esattamente come il nostro ma senza l’esistenza di Barbare D’Urso e soprattutto di quella cosa chiamata French Nail che ha rivoluzionato le mie idee in merito a partire da una spesa al supermercato.
Eurospar, Roma sud, un anno addietro: me ne stavo frenetico a ingozzare il carrello di Salamini Beretta in offerta e di Rotoloni Regina in sovrapprezzo, e pensavo ai fatti miei.
Schivando conduttrici televisive di Mattino 5, giungevo candidamente a pagare il mio debito alla cassa con tanto di carta fedeltà aziendale e di infedeltà coniugale.
Una tessera di adulterio, quest’ultima, gentilmente offertami da una commessa che voltata di spalle mi aveva promesso grandi cose. Le stesse che aveva mantenuto con un volto dai tratti sublimi e un atteggiamento di semplicità assoluta poco affine all’arroganza classica della grande distribuzione.
Ero lì di sasso dunque, pronto a consegnarle chiavi in mano un matrimonio in pompa magna con tanto di bighe e gladiatori e ad amarla e onorarla finché Tena Lady non ci separi, sennonché la donzella cominciò a stimolare il suo megacalcolatore di derrate battendo rumorosamente i tasti con delle unghie mostruosamente lunghe, smaltate di arabeschi e arabescate di smalto.
Una dichiarazione in carta l’Oreal di irragionevolezza che mi allontanò da ogni forma di palpitazione sentimentale e/o erotica, portandomi dritto dritto tra le braccia mefitiche di Moira Orfei. Un incubo.
Nuotai così per circa un’ora in un pacchianissimo mondo circense fatto di drappi immotivati, mechès preventive, leopardi leopardati e complementi d’arredo in oro massiccio e avorio d’elefante. Mi risvegliarono dal coma i maestri del Rinascimento obbligandomi ad offendermi da parte loro, per quest’ennesimo oltraggio alla pittura.
E, a dirla tutta, poco dopo mi fece una telefonata pure l’imbianchino, che non risparmiò lo sdegno per le nuove unghie di sua moglie.
Ci aveva messo un attimo la moda a propagarsi in via definitiva.
Un’epidemia che veniva da lontano, dalle regioni più ardue dell’animo umano, le stesse in cui hanno origine sconvenienti televendite e lisergiche soap opera sudamericane.
Sta di fatto che, da quel momento in poi, nessun sedere poté distogliermi dalle mani di una donna. A parte quello di Beyoncè, ovviamente.

 

Da oggi strappare le unghie ad una donna non è più un diletto, ma una necessità.

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