SE VUOI UN TAROCCO BIOLOGICO CHIAMA IL CARTOMANTE

Certo, pure io voglio lasciare ai nostri figli un pianeta migliore, ma solo per farli divertire meglio quando verrà data loro l’opportunità di distruggerlo.
Non sono di certo un buon esempio di ragion etica: non credo in Dio e nemmeno nel fotovoltaico, ho fiducia nel petrolio e chiedo autografi a isotopi radioattivi famosi.
Non è troppo bello che ci sia gente come me in giro, prima di tutto per me stesso: l’individuo comune mi evita, mi tiene a debita distanza di sicurezza manco fossi un molestatore telefonico di famiglie riunite a tavola, mi emargina in massa e va a far comunella con altri imbecilli perbene in curva sud.
Tutto questo perché sono uno strafottente del sostenibile, del solidale, dell’equo e dell’ ecologico. E soprattutto, un boicottante dell’agritortura Bio. La chiamo così per peggiorare ulteriormente la mia reputazione con un insulso gioco di parole e per dimostrare a pieno titolo che non ne posso foneticamente più di locuzioni ambientaliste.
Non ne tollererò oltre, neanche quel giorno che a pronunciarle sarà Vanessa Incontrada in pieno bikini, nella mia camera da letto.
Per i maschietti in ascolto: adesso smettetela di sognare Vanessa Incontrada in bikini nella vostra camera da letto e pensate a cose meno frustranti. Ricordatevi ad esempio che l’agricoltura biologica non utilizza fertilizzanti chimici per velocizzare la produzione e aumentare così i profitti, che disprezza gli Ogm per tutelare la biodiversità e che riduce l’impatto ambientale per salvare il pianeta. Cosa che gli riuscirà intorno alle sette e un quarto del pomeriggio, salvo arrivo puntuale di Batman e Robin.
Un bacio e tanti abbracci e molti elogi e numerosi encomi dunque agli imprenditori naturisti, sono tutti meritati. Anche perché avere il coraggio di vendere un chilo di tarocchi siciliani a settecento dobloni di euro non è da tutti, come non è da tutti avere il coraggio di acquistarli. E così da oggi i poveri, oltre a rimanere poveri, passeranno pure per stronzi finanziatori dell’altra metà del cielo agricolo: quella di massa, che fa immorale uso di pesticidi spaziali e spade laser batteriologiche.
Un razzismo sociale è dunque implicito nel business del carciofo modello “madre natura”, ma è senza dubbio più divertente la logica contraddittoria che si nasconde dietro ogni prezzo biodegradabile maggiorato. La immagino come segue, con un corsivo che simula confessioni improbabili di un imprenditore del settore:
“Noi non usiamo additivi chimici per aumentare la nostra produzione, non ci interessa mica fare più soldi, ma ci interessa comunque fare più soldi per cui maggioriamo i prezzi”.
Chi è il buono adesso? Io o il signor Slow Food?
Per la società quest’ultimo, non c’è dubbio. Ma forse perché essa ignora che ogni singolo doblone guadagnato dall’egregio buon selvaggio di cui sopra, verrà da egli reinvestito per civilizzarsi meglio con una Lamborghini Gallardo da allarme smog, una villa abusiva in uranio impoverito e un armadio di smoking in eternit prodotti da una multinazionale del falso in CinoGuinea.
Insomma, iperboli a parte, non è tutto oro quello che luccica. E’ monossido di carbonio, o giù di lì.
Diffida uomo della strada, diffida dunque. Perché se dai credito al biologico del 2000, non fai altro che fortificare quel sistema che lo diffonde come alternativa di nicchia e non come norma democratica, quello stesso sistema che fraintende il vitto per un lusso anche se nutrirsi non è notoriamente un vezzo.
Per cui uomo, lascia perdere l’ecoetica e rispolvera il buon vecchio numero in sovraimpressione del Mago del Potere: farsi leggere un etto di tarocchi da un veggente con evidenti problemi di onestà è sempre meglio di acquistarne un chilo e mezzo a costo divino da un fruttarolo sostenibile con evidenti problemi di scheletri nell’armadio.

 

Frutta e verdura chiaramente bio. Si riconosce facilmente dai caratteristici mitocondri a forma di stronzata, dall'acido desossiribonucleico a forma di fricchettone e perché c'è scritto.

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