C’E’ UN GRANDE OUTLET VERDE DOVE NASCONO SPERANZE

Padre Pio ha vinto. Secondo un recente sondaggio la sua popolarità metafisica è ai massimi storici: primo posto assoluto con il 60% di preferenze, davanti a una Madonna che si conferma stabile al secondo posto, a un Gesù Cristo che come al solito arranca dopo le fatiche pasquali e ad un Dio in caduta libera dopo il recente terremoto di Fukushima. Si inserisce a sorpresa al quinto posto un certo Ufo Robots, grazie al televoto di trentenni nostalgici che dei pomeriggi anni ottanta trascorsi a guardare le tv, fanno oggi inspiegabile motivo d’orgoglio.
E’ un risultato che mi aspettavo ampiamente. Quello di Padre Pio, intendo.
Il marketing estremo funziona sempre: nella fattispecie, è bastato appiccicare il suo trascendente identikit su ogni superficie impensabile, per fare una strage commerciale di fanatismo.
Gli esperti lo sanno bene che, nella nostra fossa endocranica superiore e precisamente in una regione del cervelletto chiamata in gergo nodo flocculare, ci sono neuroni particolarmente sensibili alle stronzate. E ne approfittano.
Sanno pure che è grazie a questa piccola regione della nostra intelligenza, comunemente detta stupidità, che riusciamo a credere a cose un po’ assurde come i miracoli e la fedeltà coniugale.
Partendo da questa linea logica di costatazione non si può che accettare la popolarità del Pio Padre e il potenziale iconico da egli acquisito come il risultato di un’attitudine biologica dell’umana specie.
C’è da precisare però che prima ancora del marketing postumo che lo ha definitivamente consacrato, il Petralcino si era già dato da fare, eccome, per starci simpatico.
Stacanovista del confessionale, viene descritto da una voce evangelicamente autorevole come Paolo VI “lo stimmatizzato del Gargano che radunò attorno a se una clientela mondiale”.
Ed effettivamente. Una giornata di ascesi a San Giovanni Rotondo può bastare per capire che nemmeno il Woodstock dei tempi migliori.
La gente prende il pullman e viene qui in gita a grappoli.
Per sublimarsi l’ego o chiedere favori sacri, non c’è niente di meglio che quest’avamposto a tenuta stagna del cattolicesimo. San Giovanni Rotondo è la prova topografica che la liturgia religiosa è per natura compromessa col tornaconto personale.
Il pellegrinaggio qui è più che mai subordinato alla richiesta di grazia, di condono morale e di salvezza eterna. In misura più evidente di un abbonamento in curva sud all’Angelus pontificio.
Merito anche di un assortimento di stand a tema, negozi a sfondo fanatico e rivenditori di gadget di cinese fattura, più vasto di una piantagione di centri commerciali.
Un grande outlet verde dove nascono speranze. Di guarigione per lo più.
Perché acquistare cianfrusaglie da queste parti, significa conquistare le simpatie ultraterrene, instaurare un rapporto di fiducia con le stigmate, sottoscrivere una fidelity card soprannaturale che promette miracoli, mica un servizio di piatti in porcellana di seconda scelta.
Lo chiamano shopping celeste, quella cosa che se compri un posacenere di plastica con l’effigie del Pio santo, ad un certo punto il tumore al polmone se ne va in Nebraska e puoi evitarti quelle noiose sedute di chemioterapia e tornare a fumare Marlboro rosse come ai vecchi tempi.
Un made in China sublime dunque, quello di San Giovanni Rotondo, che ci porta dritto al soprannaturale e ci costa il triplo, griffato com’è dall’effigie del Pio santo.
E mentre il sacrodotato di Pietralcina ringrazia i fan con la sua solita espressione di buontempone alla mano, l’ecumene cattolico tutto, gioioso e raggiante, ci fornisce statistiche plenarie delle presenze pellegrine in quest’angolo di Gargano: sette milioni di visitatori l’anno con un picco di otto nel 2002.
Statistiche che incrementano la mia stima per l’energia nucleare come fonte alternativa di calamità naturali.

Fondamentalmente era un figo: l'avrei visto bene pure come 007, sicuramente meglio di sciattoni dal volto inutile come Roger Moore e Pierce Brosnan.

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