SI, PERO’ MARADONA

Le donne non comprendono ancora perché ci piace tanto il calcio: non hanno capito, e forse non lo capiranno mai, che esso è ciò che ci consente di dimenticare la vita; mentre loro, al contrario, sono ciò che ci costringe a ricordarla.
Lo ripeto una volta per tutte, perché è bene che se lo mettano in testa mogli, fidanzate, amanti o amiche sincere: qualsiasi evento spiacevole della quotidianità svanisce, se c’è un pallone di mezzo; ci si dimentica tranquillamente che a cucirlo è stato un bambino thailandese di quattro anni o che, per esempio, è scaduta l’assicurazione della Punto, quando c’è Barcellona – Manchester United.
Non c’è da stupirsi dunque, se noi veri uomini passiamo le giornate a chiederci chi è, in questo momento il giocatore più forte al mondo. E’ una domanda quasi genetica, la nostra; con un po’ di attenzione la si può trovare scritta sui mitocondri.
Ad ogni modo: oggi, è alquanto facile rispondere al quesito. Non c’è alcun dubbio che è Lionel Messi, attaccante della nazionale argentina e stella del Barcellona FC, il miglior calciatore in circolazione. Lo sapete tutti. E ricorderete pure, del resto, gli snodi narrativi della vicenda che lo portò dritto al club catalano: un classico del lieto fine, prodotto dalla Disney probabilmente.
Lui è malato, la sua famiglia non può permettersi di pagargli le cure, arriva Richard Gere e lo toglie via dalla strada.
Ah no, quello è Pretty Woman.
Beh, comunque vi assicuro che è una storia romantica, forse ancor più del celeberrimo film in cui Julia Roberts fa astutamente la prostituta per convincere un babbeo non ancora sufficientemente brizzolato ad usare il bancomat.
Detto questo è indubbio il talento dell’argentino: finalista alla “Ruota della fortuna” nel 2008, ha già vinto due palloni d’oro, sedici campionati del mondo, quarantaquattro coppe di lega, centosessantadue scudetti, ventidue coppe intercontinentali e trentaquattro Champions League.
Poco male, se si pensa che ha ancora dodici anni.
Certo, è vero, qualche giudizio malevolo lo piazza secondo alle spalle di Cristiano Ronaldo, suo antagonista storico, nonché astro fiammante del Real Madrid. Ma c’è da scommetterci: a parlare così sono solo i pulsanti estrogeni di insulse giovinette che sognano con quest’ultimo passionali scambi di fluidi corporei e di petali di asfodelo dietro un cassone dei rifiuti e che, soprattutto, non hanno mai ascoltato De Gregori.
“Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, diceva così il cantautore romano. Certo, non c’è mai da fidarsi di un artista che scrive canzoni suggestive, per di più se la sua barba incolta ispira inconsapevolmente il look paraculo di Vinicio Capossela; ma è sempre meglio dell’opinione di una donna, che in fatto di calcio giocato non ha alcun interesse, e questo pensavo di avervelo già detto.
Ma ad ogni modo, il punto è un altro. Se è vero che Messi è il migliore, è altrettanto vero che bisogna smetterla di compararlo a Maradona. E’ oltremodo fastidioso il modo in cui lo si fa, al giorno d’oggi. C’è sempre una postilla a fine apologia in cui si dice, a bocca piena, che però il carisma di Diego è inarrivabile.
Ok, ok. Ho commesso pure io l’errore. Tempo addietro, aizzato dall’ennesimo paragonista della situazione, mi scappò un:
“La differenza tra Messi e Maradona è che Maradona sarebbe stato Maradona pure in un call center della Vodafone”.
Beh, probabilmente è vero, ma lo è altrettanto il fatto che oggi si raffronta il piccoletto del Barca al grande Diego solo per ingigantire il mito di quest’ultimo. E questa è una cosa scorretta: non tanto eticamente, quanto filologicamente.
Dagli anni ottanta ad oggi, lo star system del pallone è completamente cambiato, come del resto si è evoluta la percezione del mito nell’immaginario collettivo.
In un mondo sempre più privo di epica come quello attuale, il campione non è più Dio sceso in terra, quanto piuttosto una velina che mette piede in un campo di calcio. E tutto questo, un critico con gli attributi non deve di certo dimenticarselo.

Poi vabbè, c’è pure da aggiungere che Messi ha un po' la faccia da coglione; e questa è una cosa che non ti torna utile se vuoi fare il figo del quartiere.

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5 thoughts on “SI, PERO’ MARADONA

  1. Quipercaso ha detto:

    Ma neanche annebbiare il proprio giudizio, in negativo, dalla prosopopea del suo diretto antagonista, dalla fanfaronaggine dei lineamenti scultorei e delle prestazioni sessuali della sua nemesi, che esalta quotidiniamente lo status di sfigato di chiunque di noi:
    Messi gioca in una squadra di 4 potenziali palloni d’oro. E tocca 250 palloni a partita.
    Il poser-da-calcio-di-punizione ne tocca due. E male. E la maggior parte delle volte segna.

    E poi Di Stefano era più forte.

  2. Pseudonimo ha detto:

    Non ho capito se stai con Messi, Maradona, Ronaldo, Di Stefano, o Er Monnezza.

  3. Quipercaso ha detto:

    A volte invidio la vita dei tifosi della Roma:
    qualsiasi dilemma, una sola risposta.

  4. L ha detto:

    Peccato che con la didascalia finale mi hai prevenuto. Ma appunto, ti chiedevo: Messi è il più forte del mondo. Mmh. Tu preferiresti essere Messi o CR7?

  5. Pseudonimo ha detto:

    Satiro trascendente, ma perché il tuo blog è chiuso al traffico? Mica ci riesco ad entrare io.

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