SE QUALCUNO TI SCRIVE ADDOSSO, SOTTO SOTTO NON C’E’ NIENTE

Domani mattina un nuovo sole nascerà. Si staglierà nel cielo: alto, possente, caldo, per regalarci ancora una volta i suoi portentosi raggi, il mistero della vita che continua, il soave cinguettio degli uccelli, i suoni, i colori, i profumi della bella stagione e un nuovo eroe contemporaneo che scenderà in centro a farsi un tatuaggio. E non sarà mica l’unico, visti e considerati i 740 dei tatuatori.
Guadagnano bene questi ultimi; se la passano meglio dei fornari da qualche tempo a questa parte, e questo la dice lunga sui nostri bisogni primari e ci spiega pure l’enorme successo che hanno avuto in questi secoli Vinicio Capossela e la Coca-Cola.
A quanto pare è già da un pezzo che la gente non capisce nulla. E allora non c’è da stupirsi se in questo mondo, il tribale che ha un significato troppo particolare per me, viene prima della rosetta o del filoncino di grano duro.
E’ pure per questo che sono così avverso alla procreazione: mi pare un ottimo pretesto per usare un contraccettivo, sapere che un giorno mio figlio uscirà di casa per farsi marchiare a fuoco da un tizio che si è diplomato al liceo artistico.
Sia chiaro, non è che se avesse fatto lo scientifico sarebbe cambiato qualcosa, giacché neppure lì si studia semiotica, l’unica dottrina che avrebbe potuto salvare l’epidermide della società occidentale. Sono pronto a scommetterci due zie e tre fidanzate infatti, che se i professori l’avessero insegnata a scuola, oggi non esisterebbe nessun Art Studio Tatoo.
Sarebbe stata sufficiente giusto un’infarinatura di base, quattro nozioni di numero e l’avremmo capito subito che un drago sputafuoco sul bicipite non è proprio la cosa più intelligente del pianeta.
Lo so, lo so già: smuoverò con questo biasimo i sentimenti più irrazionali e feroci dei fanatici. Come sto sicuro del resto che i più persuasi tra essi, si arrampicheranno sugli specchi della credibilità sfoderando tradizioni millenarie e riti primitivi, prima di liquidarmi con un grande classico della frustrazione retorica. Quella formula magica che suona più o meno così: “la prossima volta informati, prima di parlare”.
Beh, io rispondo facile facile a questi simpaticoni, che non ho bisogno di mettermi al corrente per capire cos’è un’idiozia.
Il tatuaggio avrà pure alle spalle una storia ultramillenaria, chi lo nega, ma non mi sembra questa un’autorizzazione sufficiente per credere che sia cosa buona e nutriente per la razza umana.
A maggior ragione anzi, non vedo perché ancora oggi, dobbiamo piangere le conseguenze di un errore commesso cinquemila anni fa in Polinesia. E’ come se fossimo condannati ad ascoltare fino alla fine dei tempi Toto Cutugno, solo perché qualcuno in un passato remoto ha fatto la cazzata di produrgli un singolo.
Insomma, lasciamo ad ogni epoca le sue scemenze, che già non sappiamo dove mettere le nostre da quando c’è Paris Hilton in giro. E questo è di certo un argomento valido, ma a quanto pare non abbastanza per convincere questi testardoni del tribale gratuito.
Sono ancora là in trincea infatti, come prevedevo, e ora mi parlano di moda e di tendenza per giustificarsi, per reggersi in piedi sulle loro stampelle.
Mi è tuttavia facile azzopparli di nuovo: ci metto meno di un capoverso, giusto il tempo di dire a voce alta che una cosa transitoria come il costume non c’azzecca niente con un disegno permanente sulla pelle.
Il tatuaggio non è un abito di Roberto Cavalli: certo, è vero, entrambi rendono allo stesso modo l’umanità sgradevole alla vista, ma almeno gli incubi di uno stilista sopravvalutato ce li possiamo togliere di dosso quando si fa sera, o buttarli nell’immondizia quando ne arrivano di altri nei negozi, ancora più tamarri. Insomma non ci sono scuse, né motivazioni plausibili che giustificano questi signori: se non quella di ammettere a chiare lettere di essere un po’ imbecilli con quella farfalla affrescata sulla spalla; e se questo è davvero il loro intento, tanto di cappello. Specie se sono balbuzienti e non ce la fanno bene a spiegarlo a parole.

Lui l'ha letto il mio post, e gli è piaciuto.

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