PREFERISCO L’OSTEOPOROSI

Il divertimento, quella cosa che dal balcone del settimo piano fa sembrare le città movimentate, è il mestiere sicuramente più impegnativo che ci sia attualmente in giro. Almeno per me.
Mi è sempre stato difficile lo spasso: è una cosa non da poco cercare un buon motivo per stare allegri, specie insieme ad altra gente; e poi oggi lo si fa categoricamente dopo le ventitré ed io vorrei andare a dormire a quell’ora.
Tutte le sere, nessuna esclusa si esce a far baldoria: pure il povero lunedì m’hanno contagiato di simpatia i professionisti della festa, quel giorno della settimana che era stato inventato apposta per ricordarci che la vita fa schifo.
Sarà perché non abbiamo un lavoro di giorno, noi giovani, che ci costringiamo a faticare di notte? Può essere una buona spiegazione, ma se è così rimpiango i tempi in cui si poteva trovare un posto nel reparto vendite della Scavolini cucine, giacché di sicuro era più facile tirare avanti a quel modo.
Ti alzavi al mattino quando ancora era buio, ti lavavi in tempi da maratoneta per non perdere la coincidenza delle sei e ventotto, un’ora e mezza di viaggio pendolare ed eccoti pronto: otto ore a sfogliare cataloghi di sogni matrimoniali. Certo lo sapevi che la coppia avrebbe presto chiesto il divorzio e che le cambiali più amate dagli italiani le avrebbe pagate solo il marito, ma in fin dei conti non erano fatti tuoi; tutto filava liscio per te. Fino a tarda sera, quando tornavi nel tuo umido cubo di periferia. Cacchio, quella sì che era vita.
Adesso invece come passi il tempo? Te ne stai tutto il giorno a ciondolare in casa da una sedia all’altra, giri a zonzo i quotidiani online come se il giornalisti fossero gente perbene, e nulla più. Anzi, proprio quando arriva ciò che prima era il momento magico, l’ora delle lenzuola per intenderci, sei costretto a ristrutturarti per apparire bello e simpatico. E mannaggia se è dura esserlo, dopo un giorno di degrado esistenziale e sfacelo intimista, così.
Per quanto mi riguarda, non credo di poterlo più fare questo mestiere del balordo a notte fonda. E non è mica solo cattiva volontà, quanto piuttosto: ho scoperto di essere fisiologicamente incompatibile con esso.
Io per esempio, se voglio davvero essere spassoso a quell’ora, sono costretto a bere due Long Island; ma se bevo due Long Island non posso di certo rinunciare a una dozzina di Marlboro; e se fumo una dozzina di Marlboro sento poi l’estrema esigenza di mangiare un kebab; e se mangio roba speziata, non posso farci nulla: mi cala la palpebra. Devo andare a letto.
Insomma, dall’obbligo contrattuale di essere divertente, ne vengono fuori tutta una serie di conseguenze che mi portano dritto filato in camera da letto. Un po’ come dire che la movida si fa fuori da sola, che si autodistrugge quando viene a contatto col mio organismo.
Come se non bastasse, c’è pure da aggiungere che l’attività preferita dai divertenti è ballare: una cosa che mi è sempre parsa illecita. Non ho mai creduto che le articolazioni, i tendini e il liquido sinoviale potessero servire ad agevolare l’ultimo singolo di Ryanna, per esempio.
E poi a dirla tutta, se mi approccio scientificamente al fenomeno, le perplessità aumentano.
Fisica da un lato e psicologia dall’altro, mi aiutano: se è vero che la danza è una forma di espressione delle nostre emozioni, sarà pure vero che il momento in cui s’inizia ad ondulare il bacino, segna un passaggio di stato sentimentale, una variazione d’umore. Ma d’altra parte l’impossibilità tecnica di un transito motorio graduale da una configurazione statica ad una dinamica, assicura come improvviso tale mutamento emotivo, e testimonia perciò, evidentemente, che il ballerino o è uno schizofrenico bipolare o, cosa che ritengo più probabile, un impostore.
Niente da fare dunque: ho tutte le credenziali per odiare questo lavoro, non ci sto dentro né con l’anima né col corpo a quanto pare, e perciò mi licenzio. Eccole qui le mie dimissioni.
Voi continuate pure a sorridere a mezzanotte, per puro senso del dovere; io mi accontento di aspettare l’osteoporosi senza gioia artificiale. Anzi, vi dirò di più: quasi quasi adesso metto il pappagallo sotto il letto per accelerare i tempi, non si sa mai.

Io sul motore di ricerca immagini c'ho scritto "Movida", ve lo giuro.

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