POLICLETO NON GUARDAVA BAYWATCH

Duemila e cinquecento anni fa, in quel territorio particolarmente fecondo di gente paranoica altresì noto come Antica Grecia, qualcuno teorizzò uno studio aritmetico circa le proporzioni ideali del corpo umano. Si chiamava Policleto e pare che fosse stufo di vedere statue con malformazioni genetiche; in poche parole, non gli piacevano gli handicappati di marmo.
Trovò in tutto questo, un motivo sufficiente per avere a che fare con quella cosa poco socievole che è la matematica. Fatti suoi, ognuno ha le sue perversioni.
Calcolò perciò dei rapporti numerici a favore dell’armonia trascorrendo notti insonni, ma evidentemente salvò i risultati delle sue ricerche in un hard disk della Trust, perché infatti questi sono oggi andati perduti; e c’è da aggiungere purtroppo, dal momento che esiste gente disomogenea come Pamela Anderson.
Che Dio mi fulmini, lo so che il silicone buono sta nelle botti piccole: è dunque ovvio che provo dell’attrazione sessuale per lei, ma d’altra parte il mio senso estetico non può certo incoronarla principessa dell’Eden, o regina dell’Iperuranio.
La procace guardaspiaggia di Baywatch, non è certo archetipo di bellezza; però ha buone speranze pure quest’anno di vincere Miss Maglietta Bagnata a Cesenatico.
Ora, evitate di fraintendere il discorso: non sono qui per fare il retrogrado (aspetto con pazienza la pubertà di mia figlia per sfoderare il mio miglior conservatorismo) e dunque vi assicuro che in questa geremiade non scoverete alcuna traccia della zia Rosetta. E’ vero: neppure a lei piace la chirurgia plastica, ma per motivi diversi dai miei. Lei, per esempio, ce l’ha col bisturi per puro spirito d’opposizione generazionale, e perché ormai guarda la morte senza bisogno degli occhiali. Le rughe si sa, fanno diventar cattivi; ma è sempre meglio la cattiveria, la preferisco: specie quando l’alternativa è l’espressione imbalsamata di una trentenne che ricorre anzitempo a quella cosa chiamata botulino.
E’ successo poco tempo fa: la vittima è un’amica che non vedevo da un paio d’anni. La chiameremo come è scritto sul suo estratto di nascita: Roberta Draghi. Giusto per rispettare la privacy.
Insomma, due anni fa era una superba ventottenne: pelle giovane, viso straordinario, labbra garbate e disegnate, curve a dovere. Una fregna a norme europee in pratica. Poi incontrò un chirurgo plastico, e cominciò a smettere di prendere sul serio la sua immagine riflessa. Due protesi al seno, una flebo di botox, e un ritocco alle labbra.
La chiamano chirurgia antinvecchiamento per non destare sospetti. Oggi infatti Roberta Draghi è una splendida quarantenne di trent’anni.
Interpellato sull’argomento, coi miei soliti sparuti peli sulla lingua, le dico tutto in faccia; lei si offende, poi reagisce riportandomi delle statistiche aleatorie.
– “Il 99,9% delle persone che incontro non la pensa come te, anzi sei l’unico a pensarla in questo modo.” Così mi dice; fortuna che conservo in un cassetto trenta chili di battute per ogni occasione. – “Sì, immagino sia una percentuale corretta; c’è un sacco di gente in giro che compra nani da giardino”- Le rispondo.
Poi per smorzare i toni e ritornare sul basso ventre della vita, il posto dove adesso lei vive, aggiungo infine che tutto sommato è stata una buona mossa. Oggi più che mai la carriera di escort o quella di pornostar è qualcosa di costruttivo.
Ma ad ogni modo è l’ennesima testimonianza che a Policleto ormai più nessuno s’interessa. Sarà che c’è un nuovo canone in giro, di certo più adeguato alla nostra attuale filosofia Mc Donald’s, quella ossessionata dal tempo.
La zia Rosetta intanto è morta e di lei, rugosa sostenitrice della natura, rimarrà solo polvere. Tra cinquant’anni invece, nella bara inevitabile di Roberta Draghi, ci troveranno due imbottiture di plastica abnormi. E finalmente non solo la vita, ma pure la morte potrà essere grottesca.

Ora potete pure masturbarvi.

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