NON PER NULLA SI CHIAMA FIDELITY CARD

Molti se la prendono con Papa Benedetto XVI per questo crepuscolo commerciale della Chiesa Cattolica. Io dico che sì, forse non sarà un gran testimonial, ma dopo tutto non può essere il solo responsabile di questo calo inarrestabile di vendite di padri, figli e spiriti santi.
Certo, gli esegeti del declino tirano in ballo pure la questione importante degli scandali, della pedofilia per intenderci, allo scopo di trovare una risposta a questa tendenza negativa ed è chiaro che così facendo prendono un ulteriore, se non più grave, abbaglio interpretativo.
Non c’entra nulla ciò che succede nelle parrocchie; gli errori dei pastori non sono mai controproducenti. Se sei un’azienda che monda peccati, il minimo che tu possa fare è produrli e pubblicizzarli.
Inutile dunque calcolare scientificamente la forza d’urto complessiva di questi due fattori: sono entrambi fuori discussione. Per capire realmente come stanno le cose, conviene piuttosto andare a vedere cosa sta facendo la concorrenza; e quando dico concorrenza, non mi riferisco mica a quella che il venerdì s’inginocchia sui tappeti per un certo Allah. Checché ne dicano i razzisti, a minacciare le azioni della Santa Sede non saranno di certo quei quattro monoteismi esotici che di tanto in tanto ormeggiano a Lampedusa.
Il pericolo non viene mica da fuori: è già qui e fa parte di quello stesso mondo civilizzato in questi ultimi millenni da Gesù. Sto parlando del Capitalismo.
Per intendere meglio ciò che dico basta gettare uno sguardo all’inaugurazione di un Apple Store, contare i presenti e confrontarli con i devoti che la domenica vanno in cattedrale.
Fatte le dovute proporzioni, stiamo là.
Non è il caso di stupirsi: è risaputo che fu la Chiesa, duemila anni or sono, ad inventare il marketing e dunque adesso non deve mica strabuzzare gli occhi se c’è qualcuno che lo ha perfezionato rendendolo pagano.
Perché di neopaganesimo a tutti gli effetti indubbiamente trattasi: un politeismo dello scaffale gradevole e ultratollerante che consente al nuovo fedele tanta più libertà di scelta e che, come tradizione pagana insegna, non distingue più austeramente il sacro dal profano.
Ognuno di noi può scegliere la divinità che più gli aggrada a seconda delle esigenze del momento: non più un Dio unico che ci guarda dall’alto a cui dobbiamo conformare i nostri desideri, ma tante divinità che ci offrono nuove opportunità e che condividono con noi i nostri momenti più quotidiani.
E’ una religione di certo più adatta ai nostri tempi e alle nostre nuove generazioni che stranamente oggi preferiscono l’edonismo materialista all’autoflagellazione e alla penitenza.
E ora capite perché ogni uomo di ecclesia che incontrate per la via cerca di insegnarvi a rifuggire i beni materiali: gli impiegati del nostro salvifico Redentore hanno una gran paura che stiate lasciando la casa di Dio per diventare un alfista.
– Figliolo, non comprare la 156, le soddisfazioni che può darti un motore JTD non sono di certo paragonabili alle promesse di beatitudine della vita eterna –
Pure io, specie io, mi ci getto nella mischia: fedele della Citrosodina sì e alla Microsoft pure, prendo il mio credo con la leggerezza di stomaco necessaria e con la dovuta elasticità mentale: non sia mai un domani io possa passare alla Mangesia Bisurata Aromatic e comprare un Macbook Pro.

Sopra, un buon motivo per tornare a credere in Dio.

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