IN QUALCHE PIANETA, ANTICADUTA E’ SINONIMO DI RICRESCITA

Ve lo confesso: da un po’ di tempo a questa parte mi sento più figo. Anzi vi dirò di più: da un po’ di tempo a questa parte sono più figo. Inconfutabilmente. E non è perché ho comprato un sacco di vestiti nuovi, no. Non è per quello. E’ perché ho fatto un passo da gigante nel campo della maturità psichica: ho imparato ad accettare la mia progressiva calvizie.
Cioè fino a qualche mese fa, ma non lo dite a nessuno, io mi controllavo la tonsura in bagno con il coperchio a specchio di una pentola Ikea. Lo facevo tutti i giorni e tutti i giorni perciò cominciavano e si concludevano con una evidente incazzatura nei confronti del destino e del dna di famiglia.
Oggi è tutto diverso. La mia acconciatura non solo non mi fa più male, ma è una specie di propoli per il mio stato d’animo. Non so cos’è successo, so solo che adesso per me stempiato è bello. E mi sento perciò un personaggio risolto, come si dice di questi tempi.
In pratica, finalmente c’è un Uomo dentro di me: perché accettare la propria calvizie è un po’ come accettare la vita, questa specie di campo minato di sfighe che è l’esistenza.
E’ chi si deprimerà più per la panza? Chi si farà più venire un’ulcera per l’esistenza di Fabio Fazio?
Io non di sicuro. Perché quando diventi grande dirotti le tue paturnie all’aeroporto di Cleveland, le fai atterrare lì e prosegui sereno come se nulla fosse.
Ecco, vi avverto: da oggi posso fare il padre di famiglia, sono pronto a fecondare un ovulo con la certezza matematica che non sarò un genitore deleterio, uno di quelli che trasmette le sue insicurezze ai figli. Perché poi i figli se la vedono brutta quando cominciano a perdere i capelli.
Ma invece esistono ancora i trattamenti anticaduta e questo significa che ci sono ancora un sacco di padri deleteri in giro, di quelli che non hanno accettato la loro calvizie, di quelli che trasmettono le proprie insicurezze ai figli.
Vi dico che esistono ancora i trattamenti anticaduta perché lo so, perché ne ho incontrato uno qualche giorno fa: era sera tarda ed io mi trovavo su Retequattro insieme ad Al Pacino. Poi lui è andato a fare pipì e ha messo su la pubblicità di un trattamento anticaduta. Io ero già il nuovo Pseudonimo, quello che accetta la propria calvizie, per cui ho potuto osservarla con una diversa parte di attenzione. Quel tipo di attenzione non paralizzata dalla paranoia che ti permette di capire un sacco di cose che-non-ci-avevi-mai-pensato-prima; un sacco di cose che in realtà sono talmente banali e lampanti che non riesci a spiegarti come mai è successo che-non-ci-avevi-mai-pensato-prima.
In realtà questo sacco di cose banali e lampanti che ho capito sono solo due, ma a me sembrano un’arca di conoscenza.
Ecco le cose che ho capito, in elenco numerato e commentato:
1. Nel duemila e dodici i pubblicitari usano ancora il vecchio trucco delle immagini comparative prima/dopo.
E qui non ho nulla da aggiungere, anche perché sbraitare in forma scritta non è facile.
2. L’utilizzo di immagini comparative prima/dopo in uno spot di una lozione anticaduta, è un atto estremo di indifferenza nei confronti della temporalità sequenziale.
Nel senso: con una lozione anticaduta i capelli che hai non li perdi, ma non è che ti ricrescono. E perciò come si spiega il fatto che quell’alopecia androgenetica nella foto di sinistra dopo solo due settimane di trattamento si è trasformata in quella foresta pluviale nella foto di destra? L’unica è, fantascientificando, che tra gli effetti collaterali previsti nel bugiardino di questo favoloso prodotto ci sia la capacità dello stesso prodotto di farti tornare indietro nel tempo.
Pubblicitari che siete voi e chi non ve lo dice, ma com’è che non riuscite ancora a prendere per il culo il consumatore con un po’ di rispetto? Io non dico che dovete dirci la verità, che così poco c’azzecca col vostro mestiere, però magari ci avete mai pensato ad inventarvi delle cazzate light? Fesserie un po’ meno caloriche, tipo – per usare il vostro infingardo linguaggio – con l’ottanta per cento di surreale in meno?

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