SE LO VIENE A SAPERE MADRE NATURA S’INCAZZA SICURO

Ultimamente fumo Lucky Strike. Le Lucky Strike sono piuttosto buone. Tutte le sigarette sono piuttosto buone quando vuoi scommettere con i tuoi amici su chi avrà il cancro ai polmoni più grosso.
Poi però magari il cancro viene al padre di Davide Platania, un ipocondriaco talmente ipocondriaco che prende farmaci pure per proteggersi dagli effetti benefici della vitamina C. Gli dai un’arancia e quello ti snocciola una serie di confetti petrolchimici così variegata, che in mezzo ci puoi trovare anticoagulanti della Pfitzer come pure indifferentemente antibiotici griffati Dolce & Gabbana.
Insomma, alla fine dei conti le sigarette non fanno male, anzi il più delle volte deludono le aspettative. Ti impegni tutta la vita a darti un tono da duro prima di arrivare allo stadio terminale e invece muori di vecchiaia. E al tuo posto la fine straziante se la prende un salutista paranoico che non voleva morire tra indecenti sofferenze.
E perciò ditemi perché oggi tutti se la prendono col fumo. Nell’era dei ristoranti cinesi, mi pare alquanto inappropriato preoccuparsi per l’effetto che fanno il catrame e la nicotina sul nostro organismo.
Gli involtini primavera uccidono, semmai. E tra l’altro non ti rendono nemmeno fico.
Ora, manco mi ricordo la data esatta d’inizio di questo terrorismo nei confronti di noi tossici. So solo che fino a qualche tempo fa non ci facevo nemmeno caso all’ostracismo applicato al fumatore.
Cioè fino a quando tu, maledetta società, mi appiccichi sul pacchetto delle frasi dal terrificante costrutto grammaticale, posso pure starci: che sarà mai, se è vero che sono sopravvissuto agli endecasillabi dei Baci Perugina e alle canzoni dei Subsonica.
Ma quando in pieno inverno mi costringi a fumare fuori dal ristorante e a schivare perciò tempeste di neve e conversazioni noiose con orsi polari, no. Comincio ad incazzarmi sul serio. Anche perché posso pure comprare un cappotto per proteggermi dalle basse temperature, ma non troverò mai in commercio uno strumento in grado di rendere vagamente interessanti gli argomenti retorici delle più celebri bestiacce artiche.
Come se non bastasse poi, sempre tu, sempre più maledetta società, aggiungi il carico: mi crei degli immondi casi editoriali di guru taumaturgici che con le parole, la paratassi, le regole grammaticali, i punti e virgola e le frasi subordinate convincono le persone ad iniziare a comprare i loro stupidi libri e a smettere di comprare le nostre intelligenti sigarette.
Incazzo doppio. Visto che è una vita che con le parole, la paratassi, le regole grammaticali, i punti e virgola e le frasi subordinate cerco di convincere le persone a cominciare a comprare i miei di stupidi libri e a continuare a comprare le nostre intelligenti sigarette.
Infine ancora tu, stramaledetta società, mi metti in commercio la sigaretta elettronica. E lì mi parte proprio l’embolo.
Arcimaledetta società, ma ti rendi conto di quello che fai?
Io non lo so come ragioni, ma come fai a pensare che uno come noi possa darsi un tono con un aerosol portatile? Humprey Bogart verrà a strapparti le unghie di notte ipermaledetta società, puoi starne certa.
Ultramaledetta società, ascolta uno che ha capito tutto della vita, questa settimana.
La sigaretta elettronica è filosoficamente inaccettabile ed esteticamente indecente. E ora ti spiego meglio perché, megamaledetta società.
Perché per azionare la vaporizzazione tu hai messo un pulsantino luminoso a led che rende ancora più ridicola l’intera faccenda. Che compromette il valore artigianale del tabagismo. Che destruttura il rito della combustione.
Se lo viene a sapere Madre Natura s’incazza peggio di Humprey Bogart, te lo dico io.
Nell’attesa che ciò avvenga, tu intanto, iperultramegastamaledetta società, preparami un iPod tutto sbrilluccicoso che consente di sniffare bicarbonato di sodio. E poi, poi magari ci rivediamo.

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