LA MAMMA, ENZO IL FRUTTAROLO E “IL ROMANISTA”

Un mese fa, o poco più: mi trovavo di lunedì, a Roma, a casa di una mia amica romanista e come se non bastasse dopo una vittoria in casa della “Magica” con più di due gol di scarto.
In pratica, il peggiore allineamento dei pianeti in cui sia possibile imbattersi in una sola vita. In gergo tecnico si chiama sfiga.
E’ una donna intelligente la mia amica: sveglia, brillante, ben dotata di senso dell’umorismo. Però c’ha questo piccolo difettuccio che è una specie di papa boys di Benedetto Totti X.
Ma ognuno di noi a sua maniera è una scomoda creatura di Dio: io, per esempio, compro lozioni autoabbronzanti da 23 euro in negozi prettamente femminili. Per cui, non posso far altro che assolverla a priori dai suoi peccati.
Sta di fatto che quella era una placida e autunnale mattinata romana, una mattinata in cui nell’aere aleggiava quel classico odore di portacolori nuovo che ogni settembre mi riconduce sulla soglia della mia fancuillezza, proustianamente. Un odore che mi riporta coi sensi agli inizi della scuola e della mia carriera su questo pianeta e che mi suggerisce di applicare la stessa speranza sul futuro che avevo da infante al mio tetro e ormai irrimediabile futuro.
Ed ecco che, in un’atmosfera così sfocata e rarefatta, romantica e ideale, arriva la mia amica e distrugge tutto perché dobbiamo andare dal giornalaio a comprare “Il Romanista”.
E vabbè, alla fine, dai, l’edicola è proprio sotto casa, mi dice. Eh sì. Peccato che ci becchiamo subito, sul pianerottolo, il primo handicap della realtà: la sua vicina di casa, una neomamma. Una neomamma armata. Una neomamma armata di prole al seguito.
Già, una neomamma. Quella specie di malattia il cui sintomo principale è l’abuso della preterizione “Non lo dico perché è mio figlio” subito seguita dalla locuzione standard “ma è il bimbo più bello del mondo!”.
Lei, il suo passeggino con lo spoiler e il suo atto di egoismo sbavante di quattro mesi con gli occhi azzurri e i pannolini, ci bloccano l’ossigenazione al cervello per quasi un quarto d’ora. Un quarto d’ora della mia vita che non tornerà più, ci tengo a precisare.
Voglio già tornare a casa, ma la mia amica mi convince di nuovo. Mi ripete ancora una volta che vabbè, dai, alla fine l’edicola è prorio sotto casa: peccato che il proprietario, a quanto pare laziale rosicone da più di trentadue generazioni, trova il groviglio di scuse meno plausibile del quarantunesimo parallelo per glissare la vendita.
– Piccolè, mo’ te dico: er romanista cellò, ma sta de qua non c’è posso annà a pijallo. O vedi do sta, sta là, non c’arivo coe mano. E poi stavo a chiude; mi moglie c’ha messo l’acqua sopra pa’ carbonara.
A parte il fatto che erano le nove e un quarto del mattino, mi pare ulteriormente importante chiarire la natura fenomenologica della barriera architettonica intenta a fare ostruzionismo commerciale: una bottiglia di acqua Uliveto.
Insomma ci tocca fare un altro miglio per recuperare la roba da un altro spacciatore di carta stampata. Poi, prima di tornare a casa, passiamo da Enzo il fruttarolo a comprare le melanzane.
Enzo il fruttarolo è un commerciante esatto che principalmente esiste per dirti che la sua frutta è la migliore che c’è in tutta Roma. E in base a questo tu ti chiedi se il suo fornitore ortofrutticolo riserva all’ingrosso solo ed esclusivamente a lui ortaggi celestiali, se per motivi personali rifila le sòle agli altri fruttaroli o se più semplicemente questi ultimi hanno meno necessità psicologiche di farsi belli agli occhi degli altri.
Finalmente rincasiamo. Ed io mi metto un grembiule a quadretti bianchi e rossi e con dei piccoli mattarelli ricamati. Pare la giornata di merda sia finita lì e invece no: l’Uno al di sopra del bene e del male, vuole ancora fare il sadico con me, evidentemente.
Infatti, mentre cucino un ottimo primo con pummarola melanzane fritte mandorle tostate e pinoli, la mia amica mi declama dal primo all’ultimo trafiletto sputato del fazioso quotidiano faziosamente giallorosso. Il quotidiano dei tifosi più tifosi del mondo, come dicono loro.
Ad un certo punto sento qualcosa che mi suona come un “Il capitano corre come un Dio tra le rupi dell’Olimpo, perché Totti è Dio”. Non che mi sarei aspettato qualcosa di diverso. Ma tutto questo, a qualcosa serve: riconosco subito, negli esercizi di stile della redazione, la stessa identica mitopoiesi della mamma col proprio figlio e di Enzo il fruttarolo con la sua frutta.
E mi rendo conto così, per l’ennesima volta, di quell’innato istinto religioso che ci porta ad amare incondizionatamente cose incomprensibili come un trequartista, una zucchina e un figlio.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

One thought on “LA MAMMA, ENZO IL FRUTTAROLO E “IL ROMANISTA”

  1. Eleonora ha detto:

    Come dire, se ti impegni puoi vedere ciò che vuoi, che sia davvero tutto così relativo? Ad ogni modo io tifo per il fruttarolo e chiaramente per il genio Romeo, o Romeo, ma sei tu Romeo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: