AD OGNI CHIAMATA PERSA, UN NUOVO GENOCIDIO

Non è una cosa di cui mi vanto nelle mie cene d’affari, ma credo di essere uno dei più grandi esegeti di Laura Pausini in circolazione.
Conosco la sua discografia di certo meglio delle tabelline, e probabilmente pure meglio delle nostre tre coniugazioni: bizzarro, se si pensa che non ho mai acquistato nemmeno un suo album; naturale invece, se si tiene conto che la Pausini è uno dei prodotti culturali più dittatoriali sfornati dall’industria petrolchimica e radioattiva negli ultimi quattro millenni.
Il Grande Capo ha ben deciso di farmi sentire dappertutto la sua musica.
Apro il frigorifero in cerca del dado vegetale e parte Strani amori. Sollevo il copriwater per non farla sul bordo e parte Resta in ascolto. Apro i “Minima Moralia” di Adorno a pagina 167 perché voglio rileggere il pezzo sullo pseudorealismo e parte Ascolta il tuo cuore. Accendo lo stereo, ci piazzo dentro “Bryter Layter” di Nick Drake, vado direttamente alla traccia numero 8, la mia preferita, e parte Il mio sbaglio più grande.
Una specie di terapia “Ludovico” vitanaturaldurante: mi auguro che abbiate visto Arancia Meccanica sennò non capite di cosa sto parlando.
Il fatto è che si possono pure chiudere gli occhi per evitare di vedere, ma con le orecchie non funziona uguale: non abbiamo un boccaporto per evitare di sentire canzoni malate. E il Grande Capo, che lo sa meglio di tutti, perchè ci ha fatto lui e ci ha fatto così di proposito, se ne approfitta.
E per questo motivo organico, la cosa che mi è accaduta con la Pausini mi è accaduta pure con le suorerie del Nokia 3210.
Ricordo infatti perfettamente non solo la struttura grammaticale di sua ogni singola melodia preimpostata, ma pure la loro successione in memoria.
Perché c’erano tempi in cui la gente credeva ai file midi, al loro potere salvifico dell’anima.
Perché c’erano tempi in cui la gente aspettava di essere circondata dal sottoscritto per scegliere la suoneria midi Nokia preimpostata del 3210 adatta a quello specifico momento della loro vita.
Di solito in luogi noiosi – alla posta, al cinema, in biblioteca, al cimitero, in ascensore – accadeva che questi signori cominciavano a fare i DJ.
Adesso, con lo stereotipo tono nostalgico dico: le cose sono cambiate.
Le persone di oggi non credono più alle suonerie dei cellulari: impostano in modalità vibrazione e poi non rispondono al telefono.
Una di queste persone si chiama Elena Spaziani.
Elena Spaziani è una ragazza nata suo malgrado in un paese imbarazzante; una ragazza che, per motivi ancora sconosciuti dalla scienza ufficiale, mi ritrovo spesso, durante l’arco della giornata, a chiamare al cellulare.
Ovviamente che ve lo dico a fare: è impossibile mettersi in contatto con lei attraverso l’utilizzo delle onde elettromagnetiche. Perché lei non solo imposta il telefono in modalità vibrazione, non solo non risponde alle chiamate, ma nemmeno richiama. Questo è il bello.
Principalmente credo che usi il suo cellulare come un Tamagochi. Appena vede la batteria scarica sta lì tutta preoccupata a cercare il caricabatterie per non farlo morire e quando vede ottantuno chiamate perse, pensa solo che il suo animaletto elettronico abbia fatto i bisognini virtuali sul monitor a cristalli liquidi.
Nonostante questo, io continuo a telefonarle. A non ricevere risposta. A litigare con lei a morte quando me la ritrovo davanti: perché alla fine poi ci vediamo spesso; alla fine poi riusciamo a contattarci attraverso altri mezzi di locomozione dell’informazione.
Dalla telepatia alle zanzare viaggiatrici, dal telegrafo fino a gmail, un modo per comunicare inutilmente lo troviamo.
Gente così è sempre più frequente: ogni giorno nascono in media 803 potenziali nuove Elene Spaziani su questo pianeta. E perciò ci tocca arginare la loro diffusione; e perciò ci toccherà pur sperimentar qualcosa per evitare questo nuova pericolosa forma di deriva della razza umana.
Io personalmente, stavo pensando di collegare un detonatore al suo cellulare, al cellulare di Elena Spaziani; e di collegare a sua volta questo detonatore a svariati chili di esplosivo al plastico.
Il detonatore si attiva al quarto squillo ricevuto dal telefono e fa esplodere la carica di cui sopra, precedentemente piazzata in un grattacielo affollato in centro, modello Twin Towers.
Punto sul senso di colpa:
ad ogni chiamata persa, una nuova deflagrazione.
Il tuo tamagochi fa i bisognini, come pensi tu, cara Elena, e il mondo annovera tra la sua storia un nuovo genocidio.
Vedi te se non ti va di pigiare il tasto verde per dirmi che ci vediamo alle 8 ad Hermannplatz.

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2 thoughts on “AD OGNI CHIAMATA PERSA, UN NUOVO GENOCIDIO

  1. Michela Spaziani ha detto:

    Caro pseudonimato, sono una delle sorelle, e non metaforicamente, di Elena Spaziani, e non riesci ad immaginare quanto apprezzi questo tuo scritto.
    Se ti può consolare, sappi che anche con la famiglia ha lo stesso identico approccio nei confronti del cellulare… e puoi solo immaginare quante volte la mamma preoccupata l’ha immaginata tra le fauci di qualche mostro metropolitano non avendo sue notizie!
    Ma, come diceva uno slogan degli anni 90 … se non ci fosse bisognerebbe inventarla 🙂

  2. Pseudonimo ha detto:

    Immaginavo non riservasse solo al sottoscritto, in esclusiva, questo tipo di attenzioni romantiche.
    Il tuo slogan anni ’90 lo possiamo usare, ma io aggiungerei qualcosa.
    Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla meglio.
    Il problema è che mi piace pure così.

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