IL METAL E ALTRI PROBLEMI DI NATURA INTESTINALE

E’ imprevedibile la quantità di puttanate che ti somministra l’esistenza. Sono troppe per un pianeta solo. Non c’è abbastanza spazio, secondo me, per contenerle. Per questo si infilano dappertutto.
Ora riescono pure a passare attraverso il portone d’ingresso, prendono addirittura l’ascensore fino al secondo piano, superano financo l’infermiera all’accettazione ed è così che te le ritrovi persino in una sala d’aspetto di un gastroenterologo. Un posto che in teoria dovrebbe essere a tenuta di stronzate, dal momento che gli scemi di solito non hanno problemi intestinali.
Prossimo ad un appuntamento romantico con un colonoscopio, in attesa di farmi demolire l’avvenire da un medico che mi diagnosticherà come minimo un cancro allo stomaco, pago ulteriormente lo scotto di esistere quando un tizio si siede accanto a me. E’ di nazionalità tedesca. Sostiene di essere un musicista così affermando: “Faccio metal elettronico”.
– Metal elettronico? Ma scusa, non eravate un popolo civile voi? – gli rispondo il giorno dopo, quando ormai è troppo tardi.
Mi regala tre volantini per il concerto di venerdì al K17 ignorando il fatto che attualmente, con il suo interagire, sta peggiorando la mia biografia.
Per fortuna che esiste la morfina, dieci minuti dopo.
L’infermiera mi fa indossare dei pantaloni speciali con un giustificato varco posteriore, poi mi spara in vena questa specie di Gesù allo stato liquido e in meno di 15 secondi ogni forma di mondo possibile mi appare perdonabile. Pure quello in cui vivo, dove ci sono concerti metal elettronici venerdì al K17.
“Se non ho un tumore giuro che ci vado” – dichiaro.
E’ il più classico dei fioretti: se è vero che un fioretto è una promessa che si fa sempre in uno stato di mistica alterazione della coscienza.
Chiudo gli occhi e mi addormento. Mi risveglio col gastroenterologo che mi stacca il biglietto del concerto.
– “Alles gut!” –
Il che, liberamente tradotto, significa: “Si è trattato di una semplice infiammazione delle mucose. L’ingresso al K17 costa 8 euro”.
Rimango in lettiga a svaporare i fumi dionisiaci dell’anestetico per circa un’ora. Sono obbligato per legge ad andarmene in giro solo quando avrò smesso di percepire amore universale per tutte le cose. Le autorità tedesche forse sanno che in preda a questa specie di panteismo mistico, sono solito fare atti osceni in luogo pubblico: tipo acquistare l’ultimo album dei Muse.
A ‘sto punto, tanto vale il metal elettronico. A ‘sto punto, tanto meglio i gruppi che suoneranno nelle settimane a venire al K17.
Ho ancora il volantino medievale nel portafoglio. L’impatto tipografico è notevole, come al solito: ancora una volta mi chiedo spontaneamente come fa a conciliarsi la propaganda commerciale, o qualunque altra cosa, con un immaginario che prevede l’utilizzo del font “gothic”.
E’ proprio necessario farmi sorbire i ghirigori di un’epoca storica oscurantista per convincermi a varcare la soglia di un locale?
Recita il flyer: prossimamente in concerto al K17 signore e signori, i “Bloodwork”, i “Torture pit”, i “Suicide Commando”, i “Sodomizer”, gli “Hellkommander”, i “Desert Fear”, gli “Obscura”, i “Deadborn”.
Se si attenessero con coerenza a queste etichette così inquietanti e violente, i membri di tutte queste maldestre compagini dovrebbero vivere come minimo in uno scantinato buio e pieno zeppo di cadaveri sezionati e velenosissime farfalle tropicali sotto teca.
E invece hanno la residenza in centro in una casa così convenzionale e ragionevole, che se apri lo sportello dello stipe in cucina ci trovi pure i “Pan di stelle”. I biscotti più lacrimevoli della Mulino bianco.
Oh, esseri metallari! Oh, teratomorfiche creature che rendete tutto così infinitamente comico!
Poi alla fine, è ovvio che venerdì non verrò mai a vedervi. Mi rimangio la promessa religiosa. Però dai, ne faccio un’altra da vero boyscout: giuro sui Pan di stelle che, quando vi deciderete a fondare un gruppo e chiamarlo “Ciuccetti e fiocchettini a tenerezza variabile”, ascolterò dal vivo, in prima fila sotto il palco, i vostri rutti in formato live.

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4 thoughts on “IL METAL E ALTRI PROBLEMI DI NATURA INTESTINALE

  1. magirola ha detto:

    Se fossi andato a uno di questi concerti avresti perso meno tempo a scrivere ste stronzate! Peace and love

    • Pseudonimo ha detto:

      Mi sembrano comunque inferiori in quanto a qualità delle stronzate dei testi metal.
      In merito al coattume grafico e alla tamarria manierista degli arrangiamenti non mi esprimo. Ma c’è da dire che, l’estetica metal, è dotata di una comicità intrinseca che se la batte coi soprammobili di casa di mia nonna.

  2. new-age metal fan ha detto:

    mmmm….risentimento contro sarcasmo…battaglia persa my dear. E’ come sculacciare un pervertito con un Playboy arrotolato o pulire il pavimento con i calzini di Pietro (provati entrambi. Non funzionano)

  3. Pseudonimo ha detto:

    New age metal fan, come ti permetti a pulire il pavimento coi miei calzini?
    E soprattutto quando l’hai fatto?

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