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AFFRONTO IL PROBLEMA IN DIFFERITA, QUELLO DEI BOTTI DI CAPODANNO

Nella vita non solo hai gli appuntamenti col dentista, ma ti accorgi pure che la bicicletta parcheggiata sotto casa ha un copertone carbonizzato. Sfighe talmente grossolane che per vedere il lato sofisticato dell’intera faccenda, ti tocca concentrarti sul color rosa prostituta del telaio e pensare che forse, a pensarci bene, tutto sommato è stata una fortuna.

Poi comunque la voglia intellettuale di risalire alle cause meccaniche di questo nuovo scazzo ti viene e allora tenti la strada della deduzione retroattiva.

Ti dici:

Dal momento che nessuna navicella spaziale possa ragionevolmente atterrare nel mio cortile e trucidarmi la bici coi suoi scarichi a reazione, posso facilmente supporre che si sia trattato di un diverso tipo di incidente.

E per incidente di diverso tipo intendo il fatto che, i genitori del mongoloide che ha piazzato della dinamite nei pressi della mia graziella, abbiano copulato per produrlo”.

Ed in effetti non c’è modo migliore per definire la procreazione: è senza dubbio un cacchio di incidente. Certo, il meccanismo di produzione è stupefacente. E’ il prodotto ad esserlo molto meno.

Acrobazie chimiche, incastri biologici complessi, complementarietà organiche e cosa viene fuori? Qualcosa di qualitativamente simile ad una Fiat Duna. Un essere umano.

E’ bene metterselo in testa: siamo una specie così improbabile, che in questo momento uno scrittore di fantascienza vivente in un’altra galassia, sta pensando ad una razza inferiore da inserire nel suo nuovo romanzo e non gli viene in mente nulla che minimamente possa somigliarci.

Noi spariamo i botti di capodanno, vi rendete conto?

Perciò sì, è stato di certo un petardo di questo genere qui a rovinarmi il ciclismo. Se non ricordo male una decina di giorni fa è stato il 31 dicembre, no?

Essì, non ricordo male. Anzi ricordo benissimo e pure con un certo affetto. La mia memoria sentimentale non tradisce:

Degli amici violenti avevano invitato se stessi a casa mia per il cenone, cosa che mi costrinse a cucinare delle lenticchie divertenti, di quelle che prima le cuoci e poi ci metti l’uccello dentro a sfregio prima di servirle a tavola.

Ebbene, mentre erano in cottura, mi affacciai dal finestrone della cucina. Sotto il mio sguardo, il solito parcheggio del supermercato. Un deserto di 900 metri quadri farciti da una piantagione di lampioni e una gang bang di carrelli della spesa che si inculavano a schiera.

Fin qui un livello di squallore che non meritava l’allerta. Poi però arrivò un tipo grassoccio e cominciò a disporre in fila dei candelotti. E magone fu.

Intanto, cacchio: sono le 18 e 40 del 31 dicembre. Mi pare un po’ prestino per esprimere la gioia di essere un imbecille pure nel 2013.

E poi, cacchio al quadrato: gli spettatori. La sua famiglia con più figli del dovuto e più videofonini del previsto che documentava a sproposito. L’impresa era effettivamente piuttosto erotica. Un tizio in trascurabile sovrappeso che dimostrava di saper usare un accendino in uno squallido parcheggio di un quartiere oggettivamente brutto.

Censurai quel quadro di vita maldestra con la mia tenda anni settanta e tornai alle lenticchie divertenti, poi mi chiesi dov’è che fossero finite le speranze e le aspettative giovanili di questo bombarolo da strapazzo.

La risposta non tardò ad arrivare: “Le speranze di un uomo che alle 18.40 del 31 dicembre accende dei petardi nel parcheggio di un grosso ipermercato sono finite lì, nello stesso posto dove si trovano adesso le speranze e i sogni di chi in questo momento gestisce un negozio di bomboniere e articoli nozze” – mi dissi.

E quelle dell’altro mongoloide che mi ha rovinato la bici color rosa prostituta, non credo se è per questo, che andranno a finire da un’altra parte” – aggiungo adesso.

E in un attimo solo, tutto questo mi mette tanto, ma tanto di buonumore.

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CATTIVE FESTE A TUTTI E UN INFELICE ANNO NUOVO

Il nuovo anno non è cominciato nel migliore dei modi, almeno per me, nonostante ciò che Paolo Fox continua a ripetere con l’insolente presunzione dei suoi maglioni fluo.
Non ho vinto nemmeno il più infimo premio di consolazione della Lotteria Italia, è questo già può bastare per sapere che anche quest’anno non invecchierò meglio.
Per questo, conservo ad oggi un maggiorato livore nei confronti del prosecco e una vergogna ulteriore per le speranze investite da amici e parenti sul calendario 2011. Così ben rappresentate queste, dall’infimo e fiducioso countdown a ridosso della fatidica mezzanotte.
Alla luce di ciò, che il buoncostume m’aiuti a non esagerare con la violenza nell’affrontare l’argomento “Buone Feste”. Conviene di certo in questi casi perdere la bile, per guardar meglio in faccia le cose come stanno.
Senza un recintare d’argomenti, vado a zonzo tra le idee ancora per poco: giusto il tempo di lasciar risalire alla coscienza l’imperituro Disco Samba che anche quest’anno ha suggellato l’avvenuto trapasso al 1° gennaio.
Brigitte Bardò Bardò è dunque il punto giusto da cui partire: anche perché dopo millenni di involuzione noi siamo ancora lì a canticchiarla, accodati in un trenino di gentuccia che si finge allegra ed estroversa in un momento universalmente clou.
Ci cascai pure io in trappola un mese addietro, trascinato vorticosamente dal ragionier Filini della situazione, che mal sopportava il mio piglio austero nel bel mezzo della mischia. Il “Meo amico Charlie Brown” seguiva in scaletta, e rincarava la dose di jurassica  incoscienza della folla. Fortuna che in tv c’era Mara Venier, che ancora oggi s’intona così bene con la preistoria.
E’ la tradizione: quel contratto a tempo indeterminato con la paura del futuro che ci costringe a ripetere i cicli di tutte le cose, per rassicurarci.
E proprio qui sta il punto.
Solo che tutto questo, mentre palpavo i muscolosi deltoidi del raggiante capotrenino, questo io ancora non lo sapevo.
Ragionavo sì sull’irrazionale perpetuarsi di quel rito tribale e sulla gestione delle emozioni negli attimi della celebrazione, ma senza arrivare a nessun tipo di dunque.
Era il mio solito, passionale arrovellarmi per evitare di godermi la vita ignorante: un rimuginare che da lì a qualche ora però, lo sapevo già, mi avrebbe annunciato nuovi e patetici trucchi del quieto esistere.
Il mattino dopo, manco a dirlo, avevo già la mia soluzione in tasca, ma la mia innata attitudine alla meditazione paranoide era ancora in agguato e mi induceva adesso a chiedermi perché non ci avevo mai pensato prima.  Ma questo non importa.
Vengano signori miei, se vogliono sentirla tutta. Perché ora vado io col samba.
Zazuera: facciamo festa, istituzionale necessità di ricordare il tempo e di dimenticarlo in un colpo solo.
Pe pe pe pe pe pe: spruzziamo euforia, non esiste esorcista migliore per allontanare il demoniaco rumore del nulla.
Ay Ay Caramba:  mettiamoci le mani addosso, a dirla tutta ci sentiamo così tristi che abbiamo bisogno di credere che non siamo soli al mondo.
Tolgo la cuffia e spengo la musica. Voi mettetela in soffitta per le prossime feste, proprio accanto agli scatoloni di natalizia farcitura. E così forse il prossimo 31 di fine anno, vi ricorderete di passare voi delle cattive feste e di augurare agli altri un infelice anno nuovo.

 

C'è pure gente migliore in giro per capodanno, ad esempio gli spacciatori di coca della riviera adriatica.

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