Archivi tag: Efesto

OGNI CROCIFISSO E’ BELLO ‘A MAMMA SOJA

Il calciomercato, quella compravendita di tamarri tatuati che in estate eccita le folle e popola le pagine dei quotidiani specializzati, sta chiudendo i battenti ormai. E chi se ne importa se il Milan ha acquistato un brasiliano a forma di magrebino, se l’Inter ha scelto un ottimo allenatore per arrivare a metà classifica, o se la neopromossa Atalanta ha comprato le sue riserve su Portaportese.it.
Oddio, io mi diverto a guardare le partite, e se vengo a sapere che Ibrahimovic è passato alla Sambenedettese un po’ ci resto; ma tale gossip del pallone, in definitiva, non è che mi eccita più di tanto. Lo seguo così, svogliatamente e quando capita, e non potrebbe essere altrimenti per uno che ha il certificato di sanità mentale. Il mio medico può testimoniare: non ho mai fatto il tifo per, in tutta la mia vita.
Così, la Gazzetta dello Sport, io la compro per questioni filosofiche: per il puro piacere di gettarla nel cestino dell’immondizia del parco che ho dietro casa, mica per seguire morbosamente la circolazione estiva di personaggi e miliardi inutili.
Eh già: non c’è cosa che mi fa interrogare di più sulle potenzialità inespresse dell’animo umano, quanto gli investimenti emotivi del fanatico medio sugli episodi del calciomercato. E’ già abbastanza osceno credere in qualcosa, ai colori di una maglia a prescindere, per esempio; ma ciò diventa ancora più sgarbatamente irragionevole se lo si mette in relazione col fatto che i giocatori saltano sempre di palo in frasca e che la Roma del 2011 è identica alla Juventus del 2008. Insomma, non riesco proprio a spiegarmi il monoteismo di casacca, specie perché questo è regolato da movimenti incessanti di personaggi diversi che se la scambiano.
La fede si annacqua così e, al cospetto del tifo, andare a comprare un biglietto per il tour degli Zero Assoluto diventa una scelta assennata, matura, senziente.
Ma in verità, è questo un giudizio affrettato: bisognerebbe scavare un attimo in più la storia del culto, quello sacro e quello profano, quello monoteista e quello politeista, prima di fare i professori d’intelligenza in giro.
Prendiamo la religione Michael Jackson: sarebbe stata possibile se a un certo punto della sua carriera Jacko fosse passato a suonare coi Led Zeppelin? Forse no.
Ma d’altra parte, se Efesto, Artemide e Apollo, avessero lasciato la penisola attica per andare a fare i supereroi tra i Maya, sostituiti in patria da altrettante divinità azteche, c’è da scommetterci che i greci sarebbero di certo rimasti fedeli al credo olimpico.
E dunque pare vero, ad uno sguardo più attento, che questi scambi illimitati di giocatori non compromettano la devozione per la squadra preferita: non ci sono regole esatte da ottemperare per essere seguaci, basta ubbidire a quell’imbecille del cuore; come fa la mamma col suo figliolo.
Inutile dunque cercare l’anomalia nel terreno della fede, laddove la norma non è di casa, come del resto è vano il tentativo di comprendere servendosi di facoltà razionali. Non può esistere una religione logica, se è vero che essa è il miglior villaggio vacanze per l’intelletto.
Giacché in fondo a cosa serve credere, se non a viver come bruti, senza inseguir virtute e canoscenza?
E dunque, cari miei, continuate pure ad accendere ceri votivi alle vostre squadre del cuore, che si fa sempre in tempo a distruggere l’altarino che avete edificato a Ronaldinho nella vostra cameretta Aiazzone e a costruirne un altro per Mexes, accanto alla foto della vostra cresima, e al peluche rossonero che vi ha regalato lo scorso Natale la vostra eterna fidanzata.

Si, questo Paloschi gioca a calcio. L'ho scoperto pure io, oggi.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,