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SARA’ UN MAGGIO PIU’ CALDO DELLA MEDIA STAGIONALE

Specie all’inizio, il mondo non è mica tanto male.
In fin dei conti, vi pare, potevamo capitare pure sul desertico pianeta Marte, così poco celebre per la movida, o in quell’Autogrill miserabile che c’è sulla A1 nei pressi dello svincolo per Sapri, così celebre per la sua capacità di procurarmi dei tumori alla malinconia sconsiderati.
E invece eccoci qui sul pianeta terra. Un posto così bombardato di stimoli sensoriali che per conoscerlo bene ci vorrebbero all’incirca quattro o cinque personalità per cristiano. Almeno così pare di primo acchito; quando sei giovine, per intenderci.
Perché poi, effettivamente, bastano un po’ di decenni di vissuto per esaurire le risorse gnoseologiche, cannibalizzare la realtà e cominciare ad annoiarsi delle cose. E questo nonostante iddio, di personalità di cui sopra ce ne fornisca una ed una sola a cranio.
In pratica ad un certo punto arriva il tedio di esistere. E, proprio a questo punto, cominciamo ad interessarci alle previsioni meteo.
Le bolle di sapone hanno perso il loro potenziale di gioia immotivata, i giocattoli non riescono più a farci smettere di cacare il cazzo per un quarto d’ora, gli amori adolescenziali si rivelano frutti non spontanei di retaggi culturali, il cruscotto della nuova Opel Corsa non è più in grado di renderci felice con le sue lucine, ed ecco che inizia l’ossessione maldestra per le condizioni climatiche. La necessità sconsiderata di commentare a forza il fatto che domani la temperatura percepita scenderà a -7.
Non capisci che stai invecchiando fino a quando non trovi il modo di disquisire almeno una volta al giorno su quest’inverno che è stato particolarmente rigido.
Ve lo dice uno che ha appena conversato al telefono con sua madre utilizzando parole tipo: finalmente – primavera – sole – stupendo – inverno – rigido – finito.
C’è da fidarsi.
E non è dunque vero che parliamo del tempo solo quando non abbiamo nulla da dire in ascensore. Noi parliamo del tempo, semplicemente sempre. Da una certa età in poi, beninteso.
Perciò ‘sta storia dell’ascensore trattasi solo di stereotipo inventato ad uopo per depistare noi stessi in merito a questa patologia, di cui evidentemente non vogliamo essere consapevoli.
Una patologia molto particolare, se è vero che non ha bisogno di ricreare artificiosamente contesti colloquiali per manifestarsi.
Il commento sul clima, infatti, lo puoi inserire dappertutto, giacché l’esternazione meteo può essere decontestualizzata quanto vuoi, ma sarà comunque socialmente accettata all’interno di qualunque conversazione. A differenza di quanto avviene con tutto il resto.
Se si sta parlando della media goal di Lionel Messi in questa stagione calcistica, per esempio, e tu te ne esci d’improvviso con un “ma hai visto ieri sera che serata fantastica? Ci saranno stati 20 gradi, si stava proprio bene” nessuno viene lì a farti da terapeuta del carattere ed ad indagare con uno psicoscopio le motivazioni inconsce che ti hanno spinto ad inserire senza motivo questa chiosa. Tutt’al più il tuo interlocutore semmai, dimentico delle superprestazioni di Lionel Messi, ti risponderà “e non hai sentito cosa dice il meteo per sabato mattina, dice che farà 32 gradi”.
Metti che invece si sta parlando dell’impero asburgico e tu intervieni con una nota di costume contemporanea dicendo che secondo te Federico è un po’ troppo maniacale quando rifà il letto e vedi se non vengono sguinzagliati i segugi dell’anima per scovare il secreto antro della tua personalità che ha partorito questa virata repentina d’argomento.
Ma secondo voi, perché da una certa età in poi, siamo così fissati con la letteratura del cielo? Perché ci sentiamo così in obbligo di fare la telecronaca minuto per minuto di ciò che accade sulla ionosfera?
Secondo un calcolo da me effettuato con parametri a cacchio di cane, pare che ciò sia una specie di reazione alla scoperta di un cosmo anaffettivo, assolutamente indifferente alla nostra sensibilità romantica.
Il meccanismo è più o meno questo: realizziamo che le molecole non ci cagano di pezza, che la chimica dell’universo è totalmente refrattaria ai nostri sospiri, che la nostra passione per la natura non è ricambiata. E così, come sempre accade in un amore non corrisposto, ci accaniamo ancora di più a convogliare le nostre energie patetiche sull’oggetto emotivo in questione. Le particelle, in questo caso.
Che siano esse sotto forma di acquazzoni primaverili, neve a bassa quota o foschia autostradale, poco importa.
E domenica prossima, comunque ragà, caldo africano al sud. Preparatevi per bene alla gioia artificiale di un sole infuocato allo zenith in un maggio più caldo della media stagionale.

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