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A CIASCUNO LA SUA DISCRIMINAZIONE

Prima di tutto, caro Kevin Prince Boateng: conosci a memoria gli ultimi acquisti fatti al sexy shop da Melissa Satta in questo periodo. Perciò a prescindere dalla questione, non sarò mai dalla tua parte.

Si chiama invidia.

Sai che è? Considera che io il massimo che posso fare con la tua donna è guardarla sculettare a Striscia La Notizia in una serata invernale del 2009, omaggiarla con un commento maschilista vecchia maniera, ed essere successivamente cacciato di casa dalla mia ragazza piena di insicurezze che per cena, tra l’altro, ha appena fatto i sofficini alla pizzaiola.

Ti spiego un attimo che cosa sono i sofficini prima di continuare, perché sospetto che tu non lo sappia: trattasi di cibo non proprio professionale, che se lo dai a Baby Mia va pure bene, ma che risulta piuttosto incompatibile con una creatura dotata di organi interni.

E comunque dicevo, questo è il massimo che posso fare con la tua ragazza: litigare con la mia; mentre tu invece, come minimo ci fai degli amplessi con la tua ragazza. Non so se mi spiego.

Ti è sufficiente tutto questo per riconoscere lo spazio estetico che intercorre tra i nostri due destini o te lo faccio spiegare da un astrologo famoso che l’oroscopo è indiscutibilmente dalla tua parte?

Poco male dunque se vai a fare un’amichevole a Busto Arsizio con la tua squadra ultratitolata e finisce che dagli spalti ti prendono per il culo perché sei nero. Che cacchio vuoi la miglior esistenza di tutti i tempi? Non esiste onorificenza al mondo per chi ha la vita migliore di tutti. Sarebbe una cerimonia pleonastica. Ne convieni?

Perciò, tornando a noi: la sceneggiata che hai fatto mi è parsa un po’ fuori registro, sai? Manco se t’avessero insultato la mamma.

E poi, caro, io non mi farei mai rovinare la giornata da un tifoso. Figuriamoci da un tifoso della Pro Patria.

Tu invece, a quanto pare, ti sei fatto rovinare addirittura il 2013 da questa gente. Dice che vuoi lasciare l’Italia e il Milan. Qual’è il prossimo passo? Ti dai fuoco ai piedi del Quirinale o, peggio ancor, vuoi smettere di copulare con Melissa Satta?

Suvvia, Kevin Prince Boateng. Pensa te se nascevi albino. Nessuno avrebbe tutelato i tuoi diritti da nero. E infatti, questa cosa ti dovrebbe far pensare no?

La protezione di cui voi fratelli di colore godete, in occasioni simili, è un po’ sgrammaticata. Non si capisce perché appena uno insulta un nero, lo arrestano. Mentre al contrario, se insulta un albino, lo fanno capoclasse o, a seconda del quantitativo di acne che ha sulla faccia, talvolta pure rappresentante d’Istituto.

La vita è proprio incomprensibile: ti rendi conto che c’è razzismo pure tra le diverse tipologie di razzismo? Ci sono categorie di razzismo più considerate, come quella sui neri, altre più trascurabili e perciò bistrattate come quella sugli albini.

Tu degli albini te ne sbatti e te ne sbatti pure dei miei discorsi; perciò chiosi ai microfoni dei giornalisti: “E’ incredibile che nel 2013 ci siano ancora queste forme di razzismo”.

Caro Kevin Prince Boateng, non ti sembra più incredibile il fatto che nel 2013 ci siano ancora queste forme di tifosi? No, dico, stiamo parlando di tifosi della Pro Patria. Gente che, stando a sentire una vecchia puntata di Quark, dovrebbe essersi estinta nel 1909.

E poi cosa ti aspetti dai tifosi della Pro Patria? Trattasi di umanoidi che vivono consapevolmente a Busto Arsizio. E’ già sorprendente il fatto che siano provvisti di abbigliamento casual; per cui ritengo alquanto difficile che qualcuno di loro possa ritirare il premio Martin Luther King quest’anno o in alternativa scoprire una stupefacente cura oncologica in grado di eliminare quel diffusissimo tumore all’occhio che ci fa percepire il fucsia nello spettro dei colori visibili.

Insomma, non si sta parlando di alte cilindrate di umanità. Per cui, non c’è da essere permalosi. Alla fine si tratta di plancton con la carta d’identità, che te ne fotte.

Suvvia, Kevin Prince Boateng. Pensa te se nascevi me. Nessuno avrebbe tutelato i tuoi diritti da uomo non considerato come oggetto sessuale da una modella. Anche questa è discriminazione sai? A ciascuno la sua, perciò. Ma a conti fatti, caro mio, ti conviene tenerti quella che hai.

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SE SOLO LUMUMBA FOSSE ANCORA VIVO

Io la domenica, quando ero piccolo, salivo sempre con piacere in macchina con mio padre, mia madre e mia sorella per andare a casa dei miei nonni; perché a casa dei miei nonni c’erano altri bambini che erano saliti con piacere in macchina con il loro padre, la loro madre e la loro sorella per andare a casa dei loro nonni; nonni che per qualche tecnologica questione erano gli stessi dei miei.
Eravamo una famiglia numerosa: circa ventiquattro elementi ufficiali come da albero genealogico e l’aggiunta di due invasori alieni che immaginavo fossero atterrati su Catania con un disco volante della Fiat. Era l’unica spiegazione che mi davo, dal momento che lo zio PeppeAntonio e la nonna Iole erano rispettivamente lo zio e la nonna di persone che non si erano mai fatte vive.
Ad ogni modo erano riusciti pure loro a procurarsi una funzione sociale, che nella fattispecie era quella di sbrodolare la loro ipersalivazione extraterrestre sulle guance dei minori di undici anni attualmente in commercio. Ci baciavano di continuo a noi “picciriddi”, sfruttando per tornaconto personale questa stupida cosa della tenerezza che fanno i bambini.
Secrezioni geriatriche a parte, ci divertivamo però io e i miei cugini a quei tempi. Di solito fino alle tre del pomeriggio lanciavamo dal balcone derrate alimentari dal peso specifico piuttosto rilevante ed era come assistere ad un’olimpiade di accelerazioni di gravità; altre volte più semplicemente bagnavamo della carta igienica per spiaccicarla sulle pareti, ma in ogni caso sempre e comunque fino alle tre del pomeriggio.
Fino alle tre del pomeriggio perché poco più tardi, ed esattamente alle tre e dodici bestemmie di mio nonno che se la prendeva con mio padre che aveva tirato la carta sbagliata e aveva dato così la briscola in mano a mio zio, i maschietti grandi e piccoli ci riunivamo tutti per andare al bar a sentire le partite. C’era il Catania Calcio: la maggior parte delle volte in serie C, qualche volta in B e un quarto di volta in serie A.
A me e ai miei cugini maschietti piaceva questa specie di usanza patriarcale: certo non avevamo ancora capito cosa ci trovavano i grandi nel sapore orribile del caffè, però al bar ci andavamo lo stesso volentieri.
E poi al bar c’era Lumumba, un abbonato al bancone con delle mani tozze, dei lineamenti facciali pressapoco ostili al design e un collo grosso quanto un tronco di baobab.
Ammiratore fondamentalista del Catania Calcio dal primo legame chimico di una certa rilevanza avvenuto nel suo organismo, aveva inventato il “risultato elastico”: tu gli chiedevi cosa sta facendo il Catania e lui ti rispondeva sta vincendo 1-1; e così veniva incontro alle sue esigenze religiose da un lato e all’oggettività della cronaca giornalistica dall’altro.
Erano anni di sudamericofilia, anni di giocatori brasiliani da acquistare a tutti i costi per fare prestigio, anni fraintesi dal presidente Angelo Massimino che andava a pescare rinforzi per la squadra sempre nelle favelas sbagliate. Pedrinho e Luvanor erano sì dei morti di fame certificati, ma nonostante le loro biografie strappalacrime, solitamente efficaci nell’assicurare un futuro calcistico di degno rispetto, non si allontanarono mai dal loro ruolo di scandalose pippe.
Tifare rossazzurro era perciò umiliante a quei tempi: ti faceva capire cosa si prova ad essere un giovane che è fan di Al Bano, mentre tutti gli altri giovani sono fan dei Duran Duran.
Oggi è tutto diverso. La gestione Pulvirenti ci ha regalato delle gioie fantascientifiche: un posto fisso in serie A, vittorie contro la Juventus e l’Inter, pareggi col Milan e la Roma, quattro a zero esterni in casa del Palermo con gol di Mascara da centrocampo. E poi quest’anno, quest’anno la zona Uefa che di sicuro arriverà.
Se solo Lumumba fosse ancora vivo tutto questo mi riempirebbe di gioia, ma invece così, così, i successi degli etnei mi sembrano solo una tragedia, una piccola tragedia silenziosa e ordinaria.

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OGNI CROCIFISSO E’ BELLO ‘A MAMMA SOJA

Il calciomercato, quella compravendita di tamarri tatuati che in estate eccita le folle e popola le pagine dei quotidiani specializzati, sta chiudendo i battenti ormai. E chi se ne importa se il Milan ha acquistato un brasiliano a forma di magrebino, se l’Inter ha scelto un ottimo allenatore per arrivare a metà classifica, o se la neopromossa Atalanta ha comprato le sue riserve su Portaportese.it.
Oddio, io mi diverto a guardare le partite, e se vengo a sapere che Ibrahimovic è passato alla Sambenedettese un po’ ci resto; ma tale gossip del pallone, in definitiva, non è che mi eccita più di tanto. Lo seguo così, svogliatamente e quando capita, e non potrebbe essere altrimenti per uno che ha il certificato di sanità mentale. Il mio medico può testimoniare: non ho mai fatto il tifo per, in tutta la mia vita.
Così, la Gazzetta dello Sport, io la compro per questioni filosofiche: per il puro piacere di gettarla nel cestino dell’immondizia del parco che ho dietro casa, mica per seguire morbosamente la circolazione estiva di personaggi e miliardi inutili.
Eh già: non c’è cosa che mi fa interrogare di più sulle potenzialità inespresse dell’animo umano, quanto gli investimenti emotivi del fanatico medio sugli episodi del calciomercato. E’ già abbastanza osceno credere in qualcosa, ai colori di una maglia a prescindere, per esempio; ma ciò diventa ancora più sgarbatamente irragionevole se lo si mette in relazione col fatto che i giocatori saltano sempre di palo in frasca e che la Roma del 2011 è identica alla Juventus del 2008. Insomma, non riesco proprio a spiegarmi il monoteismo di casacca, specie perché questo è regolato da movimenti incessanti di personaggi diversi che se la scambiano.
La fede si annacqua così e, al cospetto del tifo, andare a comprare un biglietto per il tour degli Zero Assoluto diventa una scelta assennata, matura, senziente.
Ma in verità, è questo un giudizio affrettato: bisognerebbe scavare un attimo in più la storia del culto, quello sacro e quello profano, quello monoteista e quello politeista, prima di fare i professori d’intelligenza in giro.
Prendiamo la religione Michael Jackson: sarebbe stata possibile se a un certo punto della sua carriera Jacko fosse passato a suonare coi Led Zeppelin? Forse no.
Ma d’altra parte, se Efesto, Artemide e Apollo, avessero lasciato la penisola attica per andare a fare i supereroi tra i Maya, sostituiti in patria da altrettante divinità azteche, c’è da scommetterci che i greci sarebbero di certo rimasti fedeli al credo olimpico.
E dunque pare vero, ad uno sguardo più attento, che questi scambi illimitati di giocatori non compromettano la devozione per la squadra preferita: non ci sono regole esatte da ottemperare per essere seguaci, basta ubbidire a quell’imbecille del cuore; come fa la mamma col suo figliolo.
Inutile dunque cercare l’anomalia nel terreno della fede, laddove la norma non è di casa, come del resto è vano il tentativo di comprendere servendosi di facoltà razionali. Non può esistere una religione logica, se è vero che essa è il miglior villaggio vacanze per l’intelletto.
Giacché in fondo a cosa serve credere, se non a viver come bruti, senza inseguir virtute e canoscenza?
E dunque, cari miei, continuate pure ad accendere ceri votivi alle vostre squadre del cuore, che si fa sempre in tempo a distruggere l’altarino che avete edificato a Ronaldinho nella vostra cameretta Aiazzone e a costruirne un altro per Mexes, accanto alla foto della vostra cresima, e al peluche rossonero che vi ha regalato lo scorso Natale la vostra eterna fidanzata.

Si, questo Paloschi gioca a calcio. L'ho scoperto pure io, oggi.

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SE VUOI CAPIRNE DI CALCIO DEVI STUDIARE DI PIU’

Oh ragazzi, finalmente Ganso l’ha preso il Milan. Così almeno pare, stando alle rivelazioni degli addetti ai lavori.
Ma non è mica questa la notizia. La notizia è: chi è mai questo Ganso?
Sarebbe il caso di chiederselo, visto che da due mesi la gente ne parla al bar, al ristorante, al parcheggio comunale, allo zoo provinciale, al parlamento europeo, nei rivenditori di scarpe ortopediche e in quel negozio sull’Appia dove vendono cartucce rigenerate per stampanti a poco prezzo.
Il web mi soccorre e risponde.
– Un giovane calciatore brasiliano molto promettente –
E a questo punto mi prendo la briga di andare su youtube per vedere come tira in porta e come dribbla l’avversario.
Appuro così, definitivamente, che non è un aggettivo in voga a Milano negli anni ottanta (uè troppo ganzo l’ultimo cd degli Spandau Ballet) e che fa lo stesso mestiere di Holly e Benji. Resta da chiarire perché tutto a un tratto la gente lo nomina a raffica manco fosse una escort.
Questo il web non me lo sa dire.
Provo a teorizzare io, che di domeniche sportive non me ne intendo e dunque qualcosa dovrò pur aver capito della vita.
Poco a poco, mi sono fatto l’idea che l’abuso dialettico di calciomercato in ogni contesto quotidiano deriva dall’abitudine diffusa del medioitaliano a darsi un tono alla Giampiero Mughini solo perché ha comprato Il Corriere dello Sport o acceso Raidue al momento giusto.
Nella nostra penisola democratica, insomma, vige una calciofilia naif e arrogante, che crede di conseguire la laurea ad honorem in filosofia del pallone solo per sentito dire a Enrico Varriale.
Atteggiamento che tradisce la presunzione di fondo tipica del so-tutto-io pizza&mandolino e una fiducia spensierata nei confronti della stampa di settore, nonostante l’esistenza di Aldo Biscardi.
Insomma, da queste parti succedono sempre robe un po’ così: mercoledì Tuttosport ti dice che Ganso è un campione e giovedì vai a dirlo in giro col tono di chi questa cosa la sapeva pure martedì.
Non c’è modo migliore per nascondere l’ignoranza del giorno prima.
Quel coatto che in palestra definisce Ibrahimovic come l’uomo che fa partita ad esempio, non ne sa nulla di uomini che fanno partita: ha solo ereditato un detto sedimentato da secoli e secoli di Sandri Piccinini e Bruni Pizzul, nonché rispolverato la sera prima da Fulvio Collovati a Domenica sprint.
Che ora se lo giochi con padronanza per far colpo sul grassone appostato presso la macchina pompa deltoidi, sono fatti suoi. Come del resto rimane un suo problema quel mostruoso tatuaggio sulla coscia, il solito serpente con spada di chi vuol dimostrare che nella vita ne ha passate di cotte e di crude.
Io che in questa sede indosso il camice, gli diagnostico una grave forma di calciologia demens, ormai incurabile. Poi diffondo nell’aere precauzioni mediche per tutti quelli che, giorno dopo giorno, rischiano il contagio:
L’uso prolungato di giornalismo sportivo, può provocare ascessi di conversazione e dibattiti immaginari su trasferimenti di cartellino che il più delle volte mai potrebbero verificarsi in questo sistema solare.
Nei soggetti in gravidanza da birra Peroni, sono poi frequenti infiammazioni di sensazionalismo e attacchi di presunzione manco ci fosse in ballo il futuro dell’umanità. No, Buffon al Napoli non ci andrà mai. Si raccomanda di credere semmai a cose più plausibili come un avvistamento Ufo nel viterbese.
In via definitiva si consiglia vivamente, per evitare la quarantena, di parlare di calcio solo dopo un’accurata preparazione.

Nella foto sopra, uno che in Italia fino a qualche giorno fa era un generico mulatto.


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TERREMOTATI…GENTE FORTUNATA!

La Protezione Civile è lieta di annunciarvi che,  ad un anno di distanza dal sisma che fece conoscere in giro il nome fino ad allora misconosciuto del suo capo di Dipartimento, sarà in vendita presso tutte le narcolibrerie Mondadori il calendario SpogliaL’Aquila 2010/11.
Per coltivare il sogno di un nuovo anno solare fatto di calcinacci e divieti d’accesso, crepe nell’apparato burocratico, speculazioni in campo edilizio e immancabili capezzoli su sfondi da desktop.

La presentazione ufficiale avverrà  in nottata nell’ambito della rassegna canora Festival della tendopoli* e il ricavato sarà devoluto in beneficienza all’associazione Terremotati, gente fortunata che utilizzerà i fondi per la realizzazione del calendario Le macerie di Haiti hanno le tette piccole.

Riportiamo in basso i nuovi indici di gradimento del Governo previsti dopo le celebrazioni abruzzesi della nottata.
– il 78% dei narcolettici ama il Pdl
– il 66% dei malati di ipogonadismo tiroideo sta dalla parte di Ghedini
– il 94% dei tifosi del Milan che vivono a Milano 2 sostengono la maggioranza
– il 22% dei figli del Premier lo chiama papà
– il 78% del 66% del 94% del 22% degli intervistati è un campione fittizio

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* La partecipazione è rigorosamente vietata ai rom e ai campeggiatori che non abbiano subito tragedie familiari.

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