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A BATMAN NON E’ MAI IMPORTATO DI ENTRARE NEL GUINNES DEI PRIMATI

Io non sono il tipo che la mattina si sveglia con l’intenzione di voler stabilire un record o di varcare una nuova frontiera dell’umanità. Non sono in attesa del superuomo di me stesso. Mi conosco e so che ho avuto 33 anni per fare meglio di quanto ha già fatto il sottoscritto. Se non ci sono riuscito fino ad ora un motivo ci sarà.
Il ragazzo non si applica? Macché.
Il classico alibi per evitare di ammettere la propria mediocrità io non lo uso. Anche perché mi piace ammetterla la mia mediocrità, anzi ci tengo proprio.
Di più, di più: credo alla mediocrità tout court del genere umano e mi aggrada ricordarla al pubblico a casa quanto più possibile.
Specie nei periodi in cui c’è gente che si fa filmare mentre cerca di trascenderla.
Specie nei periodi in cui un tizio che si chiama Felix Baumgarten si lancia con un paracadute in diretta streaming e tv da 35000 metri di altezza. Praticamente dall’orbita di Plutonio.
Mannaggia: io sarei stato il tipo giusto ad aspettarlo di sotto, all’atterraggio. Mi sarei avvicinato a lui, gli avrei messo un braccio intorno al collo e poi gli avrei detto: embé?
Non è che ora voglio smitizzare gli spericolati uomini “No limits”, anche perché per essere smitizzato prima hai bisogno di esserlo, un mito. E per quanto mi riguarda l’uomo “No limits” non lo è.
Perché si potrà pure arrampicare a mani nude con un Giuliano Ferrara a tracolla su per l’Himalaya, ma in ogni caso rimane comunque un essere umano. Uno che, come tale, fallisce miseramente almeno i primi sedici tentativi quando deve inserire una spina scart dietro ad un televisore.
E comunque peccato che ad aspettarlo di sotto, all’atterraggio, non c’ero io.
Mah! Spero solo che la sera stesso, galvanizzato e sbronzo, abbia tentato un rimorchio con un mezzo cesso in discoteca, facendo cilecca.
Oibò, questo sì che sarebbe stato giusto. Un simile evento era quello che ci voleva, per un istantaneo riassetto cosmologico della materia. Perché lo sanno tutti: quando tu ti senti figo e in discoteca un mezzo cesso ti rifiuta, è la chimica dell’universo che ti sta parlando.
– Picciotto, veni ca picciotto, tu…com’è che ti chiami? Vabbè non importa, io ti vogghiu diri ‘na cosa: tu ti ostini a fare tutte queste cose pazzesche, che ne so, ti lanci ti butti ti tuffi ti cloni ci provi con questa…ma devi sapere, caro picciotto, che tu…ma proprio biologicamente eh…non ti offendere…dicevo, che devi sapere che tu in fondo biologicamente sei un minchia.
Tu sei un uomo, u capisti? E’ assolutamente inutile che tu ti fai tutti questi sforzi qua. Insomma, lascia stare.
Questo ti dice la chimica dell’universo, con l’inflessione di Marlon Brando ne “Il Padrino”. E lo fa per decretare con creatività tutta sua il fallimento concettuale del superuomo “No limits”. Per farti tornare non solo con i piedi, ma pure con i coglioni, per terra.
E comunque ne ho altri, di argomenti.
Per esempio, per distruggere definitivamente lo stolto ideale dell’oltreuomo, prendi l’irragionevolezza degli spot anni novanta della Sector: Patrick De Gayardon – pace all’anima sua – faceva free-climbing sugli anelli di Saturno con il suo orologio da polso, senza percepire minimamente quanto fosse invalidante per l’elaborazione della teoria dell’uomo illimitato, la necessità di un strumento di misurazione al seguito: un orologio-tachigrafo-tachimetro-cronografo-barometro.
Ma scusa, tu non eri il tipo tutto “Oh yeah, senza limiti?”
E allora che cacchio te ne frega di sapere che ti trovi a dodicimila metri d’altezza, mio caro ‘mbecille?
Quando hai i superpoteri, non te ne stai lì tutto paranoico a misurare le tue prestazioni e calcolare record.
Non mi pare che a Batman sia mai importato di entrare nel Guinness dei primati.

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