Archivi tag: religione

PER QUALE SQUADRA TIFI? PER LA JUVE

Questo è un articolo contro la Juventus, ve lo dico subito per non farvi perdere tempo. Perciò togliete pure la vostra pistola dalla fondina, armate il cane e togliete la sicura, ché tanto lo so che un buon ottanta per cento di voi vorrà vedermi morto dopo aver finito di leggere. Per questo indosso un giubbotto antiproiettile, sono mica scemo. Anche perché non posso permettermi di lasciare questo pianeta senza aver mai provato l’ebbrezza di gettare una cicca per terra in Guatemala e visto e considerato che non ho mai preso un volo per il Sudamerica, direi che è meglio rimandare il mio funerale.
Non so perché odio la Juventus. O forse sì. Sì che lo so e mo’ ve lo dico, dai: odio la Juventus perché quando avevo sei anni, una domenica, conobbi un certo Pierandrea e soprattutto perché lo stesso Pierandrea, quel giorno, decise che io sarei stato Juventino.
Eravamo in piazzetta sotto casa di una mia zia ricca e c’erano con noi tipo cinque o sei bambini un po’ più grandi e soprattuto più preistorici, visti e considerati i loro atteggiamenti da creature primordiali. Tanto per dirvi: mentre io e Pierandrea ci scambiavamo innocui pettegolezzi sull’Uomo Ragno e Batman, questi passavano il tempo a distruggere infrastrutture comunali facendo brillare qua e là esplosivi al plastico.
Ad un certo punto ci notarono, i simpaticoni, e fu così che li interessammo: si disposero minacciosamente in cerchio e ci domandarono a turno Per-quale-squadra-tifi.
Il primo a rispondere fu Pierandrea, che se ne uscì evidenziandomi con un indice traditore e accompagnando il tutto con un Lui-tifa-per-la-Juve.
Io non sapevo né cos’era il tifo, né cos’era la Juve e non volevo fare la figura di quello che non sa né cos’è il tifo né cos’è la Juve, e perciò al quesito di conferma Allora-è-vero-che-sei-Juventino? risposi di sì. E mi pestarono per bene.
I tipo cinque o sei bambini più grandi di me e soprattutto più preistorici erano interisti. Pierandrea lo sapeva, e per questo aveva fatto quello che aveva fatto; per salvarsi il didietro.
Fu così che scoprii il meraviglioso mondo dell’amicizia e soprattutto quello del pallone e fu così che cominciai ad informarmi su quest’ultimo. Nel giro di un anno fui in grado persino di capire com’è che funziona il fuorigioco e comunque, forse per rispetto ai miei ematomi, rimasi fedele alla squadra che Pierandrea aveva deciso per mandarmi all’ospedale.
Ricordo ancora le proverbiali difficoltà che incontravo nello scrivere correttamente “Forza Juve”. Ci provavo e riprovavo, ma niente. Negli anni ottanta la J lunga non ne voleva sapere di uscire dalla penna di un bambino. Provate a dare un’occhiata ai diari dei fanciulli dell’epoca, non ci credete. E’ un Forza Luve dappertutto.
Ad ogni modo fui un tifoso modello per tanti anni, poi acquistai un cervello in un mercatino dell’usato e decisi che da quel momento in poi il calcio l’avrei guardato e basta, senza istinti religiosi.
Oggi perciò, che ho piena coscienza dei miei propri mezzi psichici, voglio riprendermi il maltolto. Voglio restituire alla Juventus ciò che perdetti quella famosa domenica con Pierandrea: l’innocenza di un bambino di sei anni che si trova costretto a fare i conti con la vita vera troppo presto, e per di più per colpa di un vezzo di Giovanni Agnelli.
E allora vi dico: inutile che sia la favorita per lo scudetto, quest’anno la Juve, anzi, la Luve. La ritengo una delle formazioni più imbarazzanti degli ultimi trent’anni. Anche se tutti dicono che è da lodare perché sta puntando sui giovani e sugli italiani. Anzi vi dirò di più: a me i nomi dei giocatori della Luve mi fanno schifo.
Uno si chiama Giaccherini, un altro si chiama Chiellini, un altro ancora si chiama Matri, un altro ancora ancora si chiama Marchisio. Ma che cacchio di cognomi sono?
Sembra il registro dei dipendenti di un’azienda metalmeccanica del frusinate. Altro che squadra di calcio.

Nella foto sopra Alex Del Piero.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

OGNI CROCIFISSO E’ BELLO ‘A MAMMA SOJA

Il calciomercato, quella compravendita di tamarri tatuati che in estate eccita le folle e popola le pagine dei quotidiani specializzati, sta chiudendo i battenti ormai. E chi se ne importa se il Milan ha acquistato un brasiliano a forma di magrebino, se l’Inter ha scelto un ottimo allenatore per arrivare a metà classifica, o se la neopromossa Atalanta ha comprato le sue riserve su Portaportese.it.
Oddio, io mi diverto a guardare le partite, e se vengo a sapere che Ibrahimovic è passato alla Sambenedettese un po’ ci resto; ma tale gossip del pallone, in definitiva, non è che mi eccita più di tanto. Lo seguo così, svogliatamente e quando capita, e non potrebbe essere altrimenti per uno che ha il certificato di sanità mentale. Il mio medico può testimoniare: non ho mai fatto il tifo per, in tutta la mia vita.
Così, la Gazzetta dello Sport, io la compro per questioni filosofiche: per il puro piacere di gettarla nel cestino dell’immondizia del parco che ho dietro casa, mica per seguire morbosamente la circolazione estiva di personaggi e miliardi inutili.
Eh già: non c’è cosa che mi fa interrogare di più sulle potenzialità inespresse dell’animo umano, quanto gli investimenti emotivi del fanatico medio sugli episodi del calciomercato. E’ già abbastanza osceno credere in qualcosa, ai colori di una maglia a prescindere, per esempio; ma ciò diventa ancora più sgarbatamente irragionevole se lo si mette in relazione col fatto che i giocatori saltano sempre di palo in frasca e che la Roma del 2011 è identica alla Juventus del 2008. Insomma, non riesco proprio a spiegarmi il monoteismo di casacca, specie perché questo è regolato da movimenti incessanti di personaggi diversi che se la scambiano.
La fede si annacqua così e, al cospetto del tifo, andare a comprare un biglietto per il tour degli Zero Assoluto diventa una scelta assennata, matura, senziente.
Ma in verità, è questo un giudizio affrettato: bisognerebbe scavare un attimo in più la storia del culto, quello sacro e quello profano, quello monoteista e quello politeista, prima di fare i professori d’intelligenza in giro.
Prendiamo la religione Michael Jackson: sarebbe stata possibile se a un certo punto della sua carriera Jacko fosse passato a suonare coi Led Zeppelin? Forse no.
Ma d’altra parte, se Efesto, Artemide e Apollo, avessero lasciato la penisola attica per andare a fare i supereroi tra i Maya, sostituiti in patria da altrettante divinità azteche, c’è da scommetterci che i greci sarebbero di certo rimasti fedeli al credo olimpico.
E dunque pare vero, ad uno sguardo più attento, che questi scambi illimitati di giocatori non compromettano la devozione per la squadra preferita: non ci sono regole esatte da ottemperare per essere seguaci, basta ubbidire a quell’imbecille del cuore; come fa la mamma col suo figliolo.
Inutile dunque cercare l’anomalia nel terreno della fede, laddove la norma non è di casa, come del resto è vano il tentativo di comprendere servendosi di facoltà razionali. Non può esistere una religione logica, se è vero che essa è il miglior villaggio vacanze per l’intelletto.
Giacché in fondo a cosa serve credere, se non a viver come bruti, senza inseguir virtute e canoscenza?
E dunque, cari miei, continuate pure ad accendere ceri votivi alle vostre squadre del cuore, che si fa sempre in tempo a distruggere l’altarino che avete edificato a Ronaldinho nella vostra cameretta Aiazzone e a costruirne un altro per Mexes, accanto alla foto della vostra cresima, e al peluche rossonero che vi ha regalato lo scorso Natale la vostra eterna fidanzata.

Si, questo Paloschi gioca a calcio. L'ho scoperto pure io, oggi.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,