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TENETEVI FUORI DALLA PORTATA DEI CICLISTI CICLABILI

Il più delle volte l’incontro tra un convoglio di una metropolitana piena zeppa di persone e un gruppo di musicisti zingari produce degli effetti estetici non indifferenti. Specie quando questi strimpellatori col bicchierino per le offerte si mettono a suonare roba sudamericana allegrissima, sebbene riadattata alle esigenze della loro sputtanatissima fisarmonica.
In questi casi, la prima cosa che noti è la discrepanza che c’è tra la musica che riproduce tutti i colori e le sfumature dell’arcobaleno e della gioia, e lo stato d’animo degli occupanti della carrozza; i quali, dopo una giornata piena di cacchi loro, non ne possono più della vita, figuriamoci un po’ cosa gliene può fregare delle sfumature dell’arcobaleno e della gioia.
Senza contare poi che, tra i presenti, può esserci pure qualcuno che ha di recente subito una tragedia familiare del tipo figlia di cinque anni morta per leucemia fulminante. E a quel punto puoi constatare che l’effetto estetico della discrepanza di cui sopra è più che amplificato, quasi ai confini col comico.
Poi alla fermata successiva sale un tizio con una bicicletta al seguito e ti dimentichi tutto, perché questo tipo, o meglio la sua bici, ti ha appena fatto scattare un ricordo che ti costringe a cambiare definitivamente discorso interiore.
L’effetto discrepanza ai confini col comico se ne va per i fatti suoi, la musica scompare assieme al bicchiere per le offerte e le facce incazzate e/o depresse degli astanti, e ti ritorna in mente il fatto che mezz’ora prima, mentre ti trovavi sbadatamente a passeggiare su quella porzione di marciapiede adibita a pista ciclabile, una ciclista integralista è venuta da dietro a sgrillettarti il suo campanello da ciclista integralista. Innanzi e soprattutto per farti sentire in colpa. Solo dopo, molto dopo, quasi alla fine dell’elenco delle sue personali motivazioni, per avvisarti che forse dovevi scansarti perché sennò lei non riusciva a passare.
Perciò ti metti a riflettere e riflettere su quell’avvenimento e in un attimo ti balza il mente il fatto che quello che ti è successo poco prima, per strada, non è altro che una pure e semplice lezione di topografia morale.
E questo lo sai perché? Perché in questa particolare era storica fatta di inquinamento da un lato e di buoni propositi ecologisti dall’altro, tu a quanto pare stai dalla parte sbagliata. Pure se, in questo caso, non stavi guidando mica una Toyota Celica scarburata del ’92, ma stavi solo passeggiando a piedi.
Dovete sapere, signori miei, che per chi usa la bici come unica e necessaria condizione di trasporto da un punto A ad un punto B, tu che non usi la bici come unica e necessaria condizione di trasporto da un punto A ad un punto B sei una specie di delinquente, quasi un pedofilo. Anche se per spostarti da un punto A ad un punto B utilizzi la biologica deambulazione e perciò nulla che ha a che fare con i motori a scoppio.
Pare che nella mente turbata del ciclista integralista, l’uomo che cammina a piedi non è altro che un essere umano che sta per raggiungere la sua auto parcheggiata in fondo al vialetto, pronto a sgasare metri cubi di monossido di carbonio sulla società.
Nella stessa mente turbata, la bici invece, la bici quella, quella sì che è un mezzo di locomozione etico; tanto etico che forse più che etico oserei dire, è un mezzo di locomozione metafisico.
E infatti, il metafisico c’entra eccome; c’entra sempre, quando ci si mette in mezzo il fanatismo. Ed in effetti questi ciclisti assoluti, questi fanatici integralisti delle due ruote, non ti consentono mica di infettare il loro sacro e comunale territorio ciclabile con il tuo volgare deambulo da criminale.
Che poi loro sarebbero in grado di sgozzare un bambino autistico in nome di un Atala da passeggio o di un nuovo modello di Mountain bike, è un altro discorso.
Ma ad ogni modo permettetemi di darvi un consiglio: tenetevi fuori dalla portata di una pista ciclabile. Tenetevi fuori dalla portata dei ciclisti. Tenetevi fuori dalla portata dei ciclisti ciclabili, insomma.
Avete tutti di che guadagnarci, voi, esseri umani normali come me, che ogni tanto fate questa cosa zozza e orribile di camminare a piedi.

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